Babbeo Natale

Marco Travaglio

Il premio Coglionevirus del giorno se lo aggiudicano, ex aequo: l’addetto alle pompe funebri che s’è fatto un selfie col pollicione accanto alla bara aperta di Maradona; e gli autori dei cento e più articoli dell’ultima settimana per “difendere” e “salvare il Natale” dal governo dei senzadio che s’inventano il Covid e gli 800 morti al giorno per guastarci le feste. L’apoteosi s’è registrata ieri, dopo che il ministro Boccia ha confermato il coprifuoco alle 22 anche il 25 dicembre e, con una battuta, ha spiegato che “quest’anno non è un’eresia far nascere Gesù Bambino due ore prima”, anticipando la messa di mezzanotte. Apriti cielo. Sedicenti cattolici e noti mangiapreti sono insorti come un sol uomo ergendosi a Defensores Fidei: giù le mani dal compleanno di Gesù. E i giornaloni dietro. “‘Gesù nasca prima’. Caos messa di Natale”, “Boccia sposta Natale” (Giornale). “Boccia vuole stabilire quando nasce Gesù” (Libero). “Boccia surreale: ‘Gesù può nascere due ore prima’” (Verità). “Il caso della messa di Natale: ‘Gesù può nascere prima’” (Messaggero). “Anticipare di qualche ora la messa di Natale: il governo tratta con la Cei” (Repubblica). Poteva mancare l’illuminato parere di Salvini? Non poteva: “A me non sembra normale che un ministro della Repubblica, che si dovrebbe occupare delle emergenze, proponga una nascita anticipata di Gesù Bambino e manchi di rispetto a un Paese legato profondamente ai simboli cattolici”. Il pover’uomo dev’essere davvero convinto che Gesù di Nazareth sia nato alle 24.00 in punto del 25 dicembre di 2020 anni fa sotto il segno del Capricorno. Non sa che quella data è una convenzione priva di qualunque attendibilità storica. Nei primi due secoli, in Oriente c’era chi celebrava il Natale il 20 maggio, chi il 20 aprile, chi il 17 novembre; e in Occidente chi il 28 marzo, chi il 25 dicembre. Nel IV secolo la Chiesa scelse la data attuale per cristianizzare una festa pagana dell’Impero romano: il Sol Invictus, in onore della dea Mitra vincitrice delle tenebre, coincidente con quello che si pensava essere il solstizio d’inverno (poi anticipato dagli scienziati al 21 dicembre). Ma in Oriente si optò per il 6 gennaio, in uno con l’Epifania. Del resto, se Gesù avesse voluto farci conoscere il giorno del suo compleanno, l’avremmo trovato nei vangeli. Che invece non fanno cenno alla sua data di nascita. Non solo al giorno, ma neppure all’anno. Tant’è che oggi, paradossalmente, gli storici lo collocano tra il 7 e il 4 avanti Cristo. Strano che la Madonna di Medjugorje, con cui Salvini vanta un filo diretto, non gliel’abbia detto. Forse voleva risparmiare al figlio gli auguri e i regali del Cazzaro, tipo i soliti rosari sbaciucchiati. O forse Salvini ha le pile del walkie-talkie scariche.

La sentinella

Massimo Gramellini

La ragazza in strada si sbraccia per farsi notare dalla madre, ricoverata col Covid dietro uno di quei vetri, o almeno da qualche indaffarato infermiere. Passano le ore, invano. Così, al tramonto, lei sale sul tettuccio della sua auto e rimane lì: a sfidare il freddo e l’assenza di risposte, in una muta e plastica testimonianza d’affetto. Un signore vede la scena dalla sua finestra, si commuove e scatta una foto: abita davanti all’ospedale e ha visto la ragazza aggirarsi per tutto il giorno in cerca di segnali. Succede a Como, ma si replica ovunque ci sia un paziente non visitabile a causa del virus. La pandemia ha cambiato senso a tanti gesti. Salire sopra il tettuccio della macchina è uno di questi: prima era materia da bulli in vena di bravate, adesso è la scelta di una sentinella che monta la guardia a un sentimento che non si può definire, ma soltanto provare. La ragazza sa che sua madre non si affaccerà e che nemmeno dal tettuccio le riuscirà di sbirciare un granché. Ma è l’azione in sé che conta, non i suoi esiti. E quell’azione spiega che l’amore è esserci, sempre, persino quando esserci è l’unica cosa concessa. Persino quando non serve a nulla, se non a ricordarci che c’è. Facendo dire a chi vede una foto come questa: chissà se io salirei sul tettuccio di una macchina per qualcuno, e chissà se qualcuno ci salirebbe per me

Sci-muniti


Marco Travaglio

Il Covid-19 ci ha regalato due ondate e, se tutto va male, a gennaio arriva la terza. Invece la cosiddetta informazione sforna un’ondata alla settimana. Ma non di virus: di cazzate. C’è la settimana del governo Draghi (la prima di ogni mese), quella del Mes (la seconda), quella del rimpasto, quella delle troppe scarcerazioni (colpa di Bonafede), quella delle troppe carcerazioni (colpa di Bonafede), quella del governo senza “anima”, quella di Conte che decide sempre tutto da solo, quella di Conte che non decide mai niente neanche in compagnia, quella che le scuole che non riapriranno mai (colpa della Azzolina), quella che riaprire le scuole è stato un errore (colpa della Azzolina), quella che devono decidere le Regioni, quella che deve decidere il governo, quella che ci vuole il lockdown, quella che meno male che non s’è fatto il lockdown, quella che i vaccini arrivano troppo tardi (colpa di Arcuri), quella che i vaccini che arrivano troppo presto (colpa di Arcuri), quella di Salvini europeista liberale, quella di B. che è diventato buono. La settimana scorsa era quella del “salviamo il Natale”. Ieri, altro giro di giostra: “Salviamo le vacanze sulla neve”. Un’allegra combriccola di buontemponi che si fan chiamare “governatori” e “assessori” di alcune fra le Regioni peggio messe (le zone rosse Lombardia, Piemonte, Alto Adige, Val d’Aosta, l’arancione Friuli-Venezia Giulia e le gialle Veneto e Trentino), chiede di riaprire la stagione sciistica. Con 600-700 morti al giorno e molti ospedali in overbooking, gli sci-muniti pensano alle “linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte degli sciatori amatoriali”. Gli assessori lombardi Caparini e Sertori, in rappresentanza di una giunta che non riesce nemmeno a comprare i vaccini antinfluenzali per medici, anziani e malati, spiegano spensierati che chiudere gli impianti di sci è stata addirittura “una scelta scriteriata e incomprensibile da parte di un governo disorientato”(loro invece sono lucidi). Intanto i giornaloni raccolgono gli appelli di Alberto Tomba e di altri cervelli in fuga. Tutti a strillare che lo sci “è uno sport all’aperto e individuale”(come se gli assembramenti si verificassero sulle piste e non prima e dopo le discese, cioè negli hotel, negli impianti di risalita, nei rifugi e nei locali serali di “après ski”) e bisogna “dare un segnale positivo”(al Covid-19). È la stessa demenza collettiva che prima voleva “salvare la Pasqua”, poi “il ferragosto”,“la movida”,“le discoteche”. La stessa follia che ancora a metà settembre, mentre i contagi risalivano, portò la Conferenza delle Regioni a chiedere di riaprire gli stadi fino al 25% della capienza. Quando arriva il vaccino contro i cretini?

L’angolo del buonumore

Marco Travaglio

Sono tempi bui e il buonumore è merce rara. Ringraziamo dunque il noto fornitore a sua insaputa Alessandro Sallusti che, a pochi giorni dall’arresto di due dei pochi berlusconiani rimasti a piede libero – Verdini (bancarotta fraudolenta) e Tallini (voto di scambio con la ‘ndrangheta) – apre il Giornale col titolone “GLI INDECENTI”, affiancato da quest’altro: “Orgoglio Berlusconi”. Ma B., essendo solo un pregiudicato per frode fiscale, 9 volte prescritto e tuttora imputato per varie corruzioni sfuse, fa parte dei decenti. Gli indecenti sono Nicola Morra, Ciro Grillo e Chiara Appendino. Il primo per aver detto un’ovvietà: e cioè che i calabresi sapevano che Jole Santelli era gravemente malata di tumore, ma l’han votata lo stesso e ora si ritrovano il noto cabarettista Spirlì. L’ovvietà ha destato grande scandalo in tutti i partiti, M5S incluso (in America, al primo raffreddore, i candidati a qualunque carica devono esibire la cartella clinica). E il direttore di Rai3 Franco Di Mare – detto Mister Pampers perché ogni tanto gli scappa un goccio di censura (vedi la guerra termonucleare a Mauro Corona) – ha cacciato Morra da un programma. Perché sia chiaro che alla Rai entrano cani e porci, ma il presidente dell’Antimafia è off limits. Il secondo “indecente” è un giovane privato cittadino indagato per presunti reati sessuali, che ha la sfortuna di non essere iscritto a Forza Italia (altrimenti sarebbe un martire del moralismo togato), di non risiedere a villa San Martino (sennò la presunta vittima sarebbe la nipote di Mubarak) e per giunta di essere figlio di Beppe Grillo. La terza “indecente” è Chiara Appendino, una delle persone più oneste mai viste in politica, imputata a Torino per una disgrazia: il fuggifuggi di piazza San Carlo, causato da malviventi armati di spray urticante (1500 feriti e tre morti). Dunque “indecente” anche lei, secondo l’house organ dei pregiudicati. Altro giornale, altre risate: su Messaggero Antonio Tajani, vicepresidente di FI, invoca “il vincolo di mandato” contro chi “cambia casacca”. Come la Ravetto e gli altri due forzisti appena trasvolati nella Lega. Purtroppo Tajani non precisa a quando risalga la sua conversione al nobile proposito che, quando lo propugnava il M5S, era peggio di un golpe. Ma dev’essere una cosa recente, visto che il primo e il terzo governo B. si ressero su parlamentari eletti all’opposizione e acquisiti in saldo, mentre il Prodi-2 cadde perchè B. s’era comprato il dipietrista De Gregorio per 3 milioni e Mastella era ripassato al centrodestra. Quindi la nuova Costituzione della Repubblica Tajana dirà così: “Per chi vuole uscire da FI, vige il vincolo di mandato. Per chi vuole entrare resta il vincolo di comprato”.

Cuore di mamma

Marco Travaglio

Non essendo mai riuscito ad arrivare primo alle elezioni politiche, l’Innominabile si accontenta del record mondiale della lite temeraria. Così, non bastando le 15 intentate al Fatto, ne annuncia una contro Davigo, colpevole di avergli ricordato in tv che “non basta essere onesti: bisogna anche sembrarlo” (alla parola “onesti”, ha messo mano alla fondina). Ora, non vorremmo frustrare le sue scarse speranze residue, ma temiamo che il record sia già assegnato di diritto per almeno trent’anni a Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidentessa  del Senato, che ci ha appena recapitato un atto di citazione ineguagliabile. Più che una causa civile, una pièce teatrale che inaugura un nuovo genere drammaturgico: il vaudeville giudiziario. Già la “premessa in fatto” è irresistibile: “L’attrice (cioè lei, ndr) è notissimo avvocato matrimonialista, di fama nazionale, che ha sempre condotto grandi battaglie a tutela delle donne e dei minori…”: tipo Ruby, la celebre nipote di Mubarak, almeno secondo la mozione votata nel 2011 dal centrodestra, Casellati compresa. “…e in generale a sostegno della famiglia in tutte le sue espressioni”: infatti nel 2005, sottosegretaria alla Salute, assunse come capo della sua segreteria sua figlia Ludovica con uno stipendio – scrisse Gian Antonio Stella sul Corriere – “di 60mila euro l’anno, quasi il doppio di quanto guadagna un funzionario ministeriale del 9° livello con 15 anni di anzianità”. Ma l’autoagiografia prosegue: “Scesa in politica (sic, ndr) nell’anno 1994 ha assunto fin da subito ruoli di vertice…”: tipo presidente di commissione, vicecapogruppo di FI, sottosegretario e commissario provinciale del partito a Rovigo. “. .. distinguendosi per competenza ed equilibrio, e manifestando grande dignità e rispetto nei confronti delle istituzioni”: infatti nel 2013 partecipò alla gazzarra dei parlamentari forzisti davanti al Tribunale di Milano che osava processare il suo capo e, quando quello fu condannato per frode fiscale ed espulso dal Senato per legge (Severino), si presentò in aula di nero vestita insieme alle altre prefiche in segno di “lutto per la democrazia” contro un fantomatico “plotone di esecuzione”. Caso tipico di equilibrio, grande dignità e rispetto nei confronti delle istituzioni. Esaurita la causa di autobeatificazione, si passa alle vite dei congiunti. La figlia Ludovica lavora a Mediaset e Publitalia ’80, poi “per ragioni familiari si dedica esclusivamente al cicloturismo”, diventando subito “un punto di riferimento per il mondo a due ruote”, ma anche “nel mondo del web”, dove “è conosciuta come Ladybici ”. Accipicchia. Spiace che, nella fretta, sfugga alla biografa l’impiego di Ladybici a capo della segreteria di mammà. Poi c’è il figlio Alvise, “violinista, manager e direttore d’orchestra”, che voi non ci crederete, ma è “considerato uno dei talenti emergenti degli ultimi anni”. Cuore di mamma. Voi direte: ma perché vi fa causa? Perché il Fatto “ha imbastito una pressoché quotidiana campagna di dileggio dell’attrice (sempre lei, ndr)”. E non perché abbiamo pubblicato fatti falsi (sono tutti veri), ma perché lei è “donna, per di più eletta nella lista di Forza Italia”. Insomma, siamo sessisti: mica come il suo capo, sempre così rispettoso del gentil sesso fin dalla più tenera età. Segue una lista di articoli improntati al “vituperio e vilipendio” che avrebbero leso la sua immacolata reputazione e rovinato la sua vita e la sua famiglia: tipo quelli sulle strabilianti coincidenze fra i concerti di Alvise in giro per il mondo e le sue missioni istituzionali nelle stesse località, anche le più remote ed esotiche, tipo Colombia e Azerbaijan (dov’è popolarissima e tutti la vogliono); e sul suo strano vitalizio extralarge , esteso agli arretrati del Csm, in barba ai regolamenti parlamentari. A noi parevano fior di notizie, non su una passante, ma sulla seconda carica dello Stato, che potrebbe pure diventare la prima (Dio ci conservi Mattarella). Invece per lei dare notizie vere è “stalking mediatico” e “fuoco di fila circa tre volte la settimana”, prima e dopo i pasti. La prova? Siamo “l’unica testata nel panorama della stampa ad aver mantenuto un tale atteggiamento”, mentre le altre non le danno mai fastidio. Il che –testuale –“allontana qualsiasi ipotesi di oggettiva esigenza notiziale”. L’idea che noi facciamo i giornalisti notiziali e altri i camerieri servili non la sfiora. E dire che si crede “in primis giurista”. Infatti ci accusa di averla “colpita nei suoi affetti più cari” e, per tutta risposta, ci colpisce nel portafogli. Però si contenta di poco: 150mila euro. E “non certo per finalità di locupletazione personale”: solo per lenire un po’ “l’incidenza negativa” dei nostri articoli “sulla qualità di vita dell’attrice”. Si è sentita poco bene? Peggio: è “condizionata dall’automatica insorgenza di remore ogni qual volta ella, come madre, si trovi a condividere esperienze e successi dei figli”. Pensa di nominare Ludovica da qualche parte? Ecco insorgere automatica la remora: oddio, cosa scriverà il Fatto? Non solo. La “campagna mediatica la turba, avvilisce e scoraggia dal partecipare ai concerti del figlio Alvise”e addirittura “la induce a rinunziare spiacevolmente e ingiustamente alla propria presenza ai concerti, e alla passione per la musica”: non mette più su nemmeno un disco, per dire, “quando la musica è interpretata e diretta dal figlio”. Non so voi. Ma io, nei panni del Maestro Alvise, qualche domanda me la farei.

Le migliori energie

Marco Travaglio

Come se non bastassero le figuracce del governo sui commissari alla sanità in Calabria, alcune menti eccelse della maggioranza lavorano alacremente per sputtanarlo vieppiù con l’innesto di Forza Italia. Finora non s’è capito bene a che serva l’operazione, visto che la maggioranza, sia pur risicata al Senato, non è mai andata sotto e visto che c’è solo una coalizione più spaccata dei giallorosa: il centrodestra. A chi serve, invece, è chiarissimo: a B., che nelle urne ormai sfugge ai radar, ma nei palazzi continua a contare come ai (suoi) bei tempi grazie alla potenza di fuoco dei suoi media, dei suoi soldi e delle sue varie affiliazioni. Infatti ha appena incassato una scandalosa norma per salvare l’“italianità di Mediaset”, come se i francesi di Vivendi potessero essere peggio di un tizio che fa contemporaneamente il leader politico e l’editore di tv, giornali e libri. Perciò il grande Franco Cordero lo paragonava al caimano: perché, nei momenti critici, si inabissa sotto il pelo dell’acqua per fingersi morto o apparire mansueto e inoffensivo, pronto al momento giusto a spalancare le fauci e fare un sol boccone di chiunque si avvicini. Il cimitero della politica è lastricato delle lapidi dei presunti leader di centrosinistra che avevano avuto la brillante idea di dialogare con lui e di centrodestra che si erano illusi di succedergli. Vittorio Cecchi Gori, che ebbe la malaugurata idea di fare società con lui e ancora ne paga le conseguenze, ripete spesso che “Berlusconi, se gli dai un dito, ti si prende il culo”. I nuovi pretendenti sono Zingaretti e soprattutto il suo ideologo Bettini, convinto che, imbarcando FI nella maggioranza (o nel governo, non s’è ben capito), arriveranno “le energie migliori”, ovviamente “consapevoli e democratiche”. È un peccato che non faccia nomi. Delle “energie migliori” – a parte il noto pregiudicato plurimputato pluriprescritto piduista finanziatore della mafia corruttore frodatore fiscale autore di 60 leggi ad personam e responsabile delle più scandalose epurazioni mai viste – c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma forse Gasparri, Brunetta, Letta, Casellati, Gelmini, Minetti, Tremonti, Schifani, Ghedini, Longo, Lunardi, Scajola, Alfano, Miccichè, Bertolaso e Giggino ’a Purpetta, per citare solo la prima fila, possono bastare. Senza contare Dell ’Utri, Previti, Verdini, Cosentino, Cuffaro, Galan e Romani, purtroppo impediti a partecipare in quanto pregiudicati o addirittura detenuti, e Matacena, tristemente esule a Dubai. E senza profanare il Pantheon dei padri nobili: Mangano, Bontate, Gelli, Carboni, Craxi, Squillante e Metta. Poi naturalmente ci sono anche le “energie peggiori”. Ma quelle preferiamo non immaginarle neppure. Paura.

Se fosse un vero uomo

Se fosse un vero uomo farebbe come Paul Newman e Robert Redford in Butch Cassidy: uscirebbe dalla Casa Bianca con le pistole in pugno, facendosi crivellare dai colpi della Legge, immolandosi per davvero al culto di se stesso, passando alla storia come un bandito leggendario e spavaldo, un uomo libero fino alla follia e alla morte, quel film lì (e quei due attori lì) sì che sono un pezzo del sogno americano… Invece bofonchierà qualcosa su Twitter, accamperà qualche ulteriore recriminazione, racconterà l’ennesima balla, licenzierà l’ultimo famiglio senza altra colpa che di avere creduto in lui, poi se ne andrà a maneggiare qualche nuovo orribile network della destra paranoica (come se non ce ne fossero già abbastanza) mentre uno dopo l’altro, giorno dopo giorno, i notabili repubblicani che gli hanno permesso di tutto gli volteranno le spalle. Vigliacchi e sleali, traditori degli ideali conservatori, che con il populismo c’entrano meno di zero. La prima, vera colpevole della destra indecente è la destra decente ammutolita, impotente, venduta. Sicuramente siede nel paradiso dei giusti John McCain, solitario testimone dell’onore repubblicano. Chi non sa vincere non sa neanche perdere, è una vecchia legge dello sport e della vita, Trump ne è la perfetta conferma. Arrogante da vincitore, meschino da perdente, con la sua orchestrina di avvocati, come un qualunque riccone che crede di poter ribaltare ogni tavolo con il libretto degli assegni. Ogni giorno che passa ci si rende conto dell’importanza storica della sua sconfitta. Ma ci si rende conto, anche, di quale gigantesco lutto per la democrazia fu la sua elezione del 2016. (Michele Serra)

Malgrado l’Innominabile

Marco Travaglio

Mentre gli strateghi discutono se abbia più vinto Biden o più perso Trump, se c’entri il Covid, se il sovranismo e il populismo siano passati o solo rimandati, noi profani preferiamo dedicarci a una questione all’apparenza minore: ma se il vecchio Joe è pappa e ciccia del nostro Innominabile, che salta sul carro del vincitore dopo aver perso tutto, lo chiama “fratello maggiore saggio”, racconta di averlo scoperto lui (“io ho capito che se la sarebbe giocata fino alla fine”) e narra telefonate, cene e pranzi quotidiani per scambi di “empatici consigli”, come avrà fatto a vincere? Stiamo parlando del politico che contende a Fassino il Guinness dei baci della morte e la fama di maggior perditore della storia dopo Fantozzi. Uno che dal 2014 riesce a schiantarsi in tutte le elezioni circoscrizionali, comunali e regionali, più referendum. Uno che annuncia la rinascita di Alitalia, che affonda. Il risanamento di Mps (“un bell’affare in cui investire”), che cola a picco. La resurrezione dell’Unità, che chiude. Il salvataggio di Almaviva, che defunge. L’Italicum che tutto il mondo c’invidia, e la Consulta glielo rade al suolo. Fa gli auguri agli azzurri per i Mondiali 2014 e vince la Germania. Li rifà per gli Europei 2016 e vince il Portogallo. Vola alle Olimpiadi di Rio e manda un “Forza Vincenzo” al superfavorito Nibali, che si schianta per la prima volta in vita sua (doppia frattura). Poi twitta:“Il mio atleta preferito è Federica Pellegrini, la Divina: l’ho vista in forma” e la poverina arriva quarta. Fa gli auguri alla sonda Schiaparelli per l’euromissione su Marte (“Un grande sogno europeo grazie alla straordinaria qualità dei ricercatori italiani che ho incontrato giorni fa a Torino. Viva chi ci prova, chi si mette in gioco e chi innova”) e la capsula spaziale precipita nel vuoto senza lasciare tracce. Fa il ganzo all’Expo con Putin: “Non parlo dei Mondiali, sennò c’è crisi diplomatica perché vogliamo vincere Russia 2018”: infatti l’Italia nemmeno si qualifica. Nel 2016 tifa Hillary e vince Trump. Un anno fa vuole rovesciare Conte, e arriva il Covid. Non per nulla è l’Innominabile. Il Divino Otelma l’ha definito “un vampiro astrale che porta sfiga a chi gli è vicino”. Eppure stavolta tifava Biden e Joe ha vinto lo stesso. Un’eccezione alla regola? Mica tanto. Donald aveva dalla sua un menagramo ancor più potente: il Cazzaro Verde, che andava in giro con la mascherina “Trump 2020”. Quindi guai a trarre conclusioni affrettate: l’Innominabile ci ha provato anche stavolta, ma forze ancor più micidiali hanno neutralizzato le sue. Ieri però, mentre si arrampicava sulla spalla del fratello Joe per festeggiare, gli è piovuto in testa un avviso di garanzia. Come portatore di sfiga a se stesso, è sempre il numero 1.