All’arma bianca

Non si comprende come mai lo stesso Trump che un mese fa definì «bravi ragazzi» i contestatori della quarantena antivirus, presentatisi davanti al Parlamento del Michigan con i mitra a tracolla, oggi minacci di far sparare addosso a chi manifesta contro l’assassinio dell’afroamericano George Floyd da parte di un poliziotto di Minneapolis. Se ricordo bene, allora Trump disse che la rabbia dei mitraglianti andava capita ed esortò le autorità del Michigan ad ascoltarli, mentre adesso schernisce il sindaco di Minneapolis perché vorrebbe capire e ascoltare la rabbia dei suoi concittadini. Può darsi che Trump sia particolarmente affezionato alla comunità afroamericana di Minneapolis e che questo sentimento lo induca a non sopportare che un solo vetro venga rotto in quella contrada, là dove al contrario uno sforacchiamento a colpi di mitra dell’intero stato del Michigan lo avrebbe lasciato indifferente. Oppure può essere che nell’ultimo mese abbia cambiato dieta, telefonino o lacca per capelli; che sia insomma successo qualcosa di talmente sconvolgente nella sua vita da indurlo a rovesciare i paradigmi che da sempre ne ispirano l’attività di statista illuminato. Vi è poi una terza ipotesi, attualmente al vaglio del comitato tecnico-scientifico, secondo cui Trump coltiverebbe un leggero pregiudizio nei confronti degli arrabbiati di Minneapolis perché hanno la pelle un po’ meno chiara di quelli del Michigan. Ma io non ci KKKredo.

(Massimo Gramellini)

I FRUGALI D’ITALIA

Antonio Padellaro

Sere fa, inquadrato su Rete4, Luca Cordero di Montezemolo sembrava uscito dalla cornice ovale di un ritratto museale, tipo: uomo con turbante rosso, oppure dama con liocorno. Infatti apparentemente non dava segni di vita fino a quando Barbara Palombelli non gli ha chiesto cosa pensasse del governo Conte, al che arricciando le aristocratiche labbra LCdM ha mormorato qualcosa come: “Inadeguato”. Quindi i custodi lo hanno riposto delicatamente in magazzino. Da giorni ci perseguita il termine “frugale”che nei tg è associato ai quattro Paesi (Austria, Danimarca, Olanda e Svezia) timorosi che qualsiasi prestito fatto all’Italia poi ce lo sputtaniamo col Gratta&Vinci o in qualche osteria. Davanti al ritratto del gentiluomo disgustato con ermellino, mi sono detto che anche noi abbiamo la fortuna di annoverare miliardari frugali, che notoriamente si nutrono di bacche e licheni, pensosi sui destini del Paese finiti nelle mani di un avvocato pugliese, inadeguato fin dal 740.

Gente sobria nel collezionare Cda e mandati parlamentari, come il senatore emerito, Pier Ferdinando Casini, promotore dell’imminente rivolta dei Forconi pariolini contro il governo affamatore dei poveri. Vip dalle abitudini frugali, come Flavio “Billionaire” Briatore, fustigatore talk della inettitudine di premier e virologi con argomentazioni implacabili (“ma sono scemi?”). Lui che per curarsi ha brevettato un nuovo formidabile antipiretico: la “Tachipirigna” (testuale), da servire con lime, distillato di canna e molto ghiaccio tritato. Ma il nostro frugale preferito resta il deputato leghista Claudio Borghi, da tempo legato e imballato in un trumeau di Montecitorio, dopo che a ogni sua dichiarazione lo spread spiccava il volo. Riesumato d’urgenza quando all’annuncio del maxi-piano Ue da 172 miliardi per l’Italia gli è stato chiesto di sparare la prima cazzata che gli veniva in mente. Questa: “Il Recovery fund è una fregatura”. Poi uno si chiede perché i Paesi frugali ce l’hanno con noi.

Ricoveri Fund

Marco Travaglio

Il Paziente Zero, ormai è chiaro, non lo troveremo mai. Ma per l’Impaziente Zero c’è solo l’imbarazzo della scelta. Stormi di menagramo appollaiati sui cornicioni di Palazzo Chigi attendevano da mesi l’uscita del feretro di Giuseppe Conte, il noto pirla capitato lì per caso e destinato a morte sicura per unanime decisione dei commentatori che la sanno lunga. Restava solo da stabilire chi avrebbe premuto il grilletto, ma i candidati al ruolo di killer erano legione. L’uno valeva l’altro. Poteva essere il mitico ministro della Giustizia Usa, autore del leggendario Rapporto Barr di imminente pubblicazione destinato a smascherare le trame del premier con i Servizi per passare segreti di Stato a Trump in cambio del celebre tweet pro “Giuseppi”. Poi purtroppo è andata com’è andata: Barr non ha sbugiardato nessuno e l’unica cosa che ha rischiato di uscire non è il Rapporto Barr, ma Barr, a calci. Poteva essere il Cazzaro Verde dopo l’annunciato trionfo in Emilia. Poi purtroppo è andata com’è andata: prima suonava ai citofoni altrui, ora si telefona da solo e non si risponde.

Poteva essere l’Innominabile, da sempre ansioso di liberarsi del premier con i più svariati pretesti (la prescrizione, le manette agli evasori, il Mes, l’Ilva, Alitalia, Atlantia, la Fase1, la Fase2, gli orari delle conferenze stampa del premier, i Dpcm al posto dei decreti, i decreti al posto dei Dpcm, la svolta autoritaria, Bonafede, un’unghia incarnita), per metterci al posto ora Cantone, ora Draghi, ora Giorgetti, ora Franceschini, ora Bertolaso, ora Sassoli, ora Colao, ora sua zia. Poi purtroppo è andata com’è andata: l’unica cosa di cui l’Innominabile s’è liberato è il suo partito, che nei sondaggi rantola sull’1,5% e sta per finire alla voce “Altri”. Poteva essere Di Maio, dato regolarmente in rotta di collisione col premier, come del resto l’intero M5S, sempre descritto nel caos, in rivolta, in scissione, nell’abisso, nel baratro, nella bara. Poi è andata com’è andata: anche grazie a Conte, Di Maio sale nei sondaggi e pure i 5Stelle, anche con un capo provvisorio non proprio carismatico come Crimi. Poteva essere il Pd, da tutti dipinto come scontento e stufo marcio del premier e ansioso di metterci al posto ora Cantone, ora Draghi, ora Giorgetti, ora Franceschini, ora Bertolaso, ora Sassoli, ora Colao, ora Giovanni Rana. Poi è andata com’è andata: Conte è sempre lì e il Pd, fingendosi morto, tallona la Lega. Poteva essere la gestione della Fase1, ovviamente disastrosa perché il governo non si decideva a imitare il prodigioso “modello Lombardia”. Poi è andata com’è andata: il lockdown all’italiana è stato preso a modello da tutta Europa, il modello Lombardia un po’ meno.

Poteva essere la Fase2 della pandemia, chiaramente catastrofica e funestata da rivolte sociali da Nord a Sud per l’incapacità del noto frescone di aiutare l’Italia allo stremo. Poi è andata com’è andata: dl Liquidità da 25 miliardi, dl Rilancio da 55, totale 80 miliardi in due mesi. Che, con tutti i ritardi, gli errori e gli inceppi burocratici, sono comunque una discreta sommetta. Insomma, passavano i giorni, le settimane, i mesi e il più grande premier morente della storia era sempre lì. Ma gli jettatori appollaiati avevano ancora in tasca l’arma-fine-di-mondo: i Paesi “frugali” della Ue che, a bordo dei cingolati tedeschi, avrebbero schiacciato quel pirla di Giuseppi come una sottiletta, spernacchiando le sue barzellette degli Eurobond e del Recovery fund (curiosamente condivise da Francia, Spagna e altri 6 governi) e costringendolo alla resa sul Mes con la mano tesa a cucchiaio. Anzi, a cucchiaino. L’altroieri, purtroppo, è andata com’è andata: la Commissione Ue ha proposto un Recovery con Eurobond da 750 miliardi, di cui 173 andrebbero all’Italia (82 a fondo perduto, 91 in prestito condizionato). Al momento è solo una proposta, che andrà fatta ingoiare a tutti i capi di Stato e di governo dell’Eurogruppo prima di tradursi, non prima di fine anno, in moneta sonante. Ma intanto, a finire spernacchiati, sono i 36 miliardi del Mes e tutti quelli che davano per scontata la resa del premier a quella questua, con apocalisse incorporata modello estate-autunno. Per non parlare di Salvini e Meloni, che da mesi accusavano Conte di alto tradimento e svendita dell’Italia alla Germania per aver “firmato” nottetempo un Meccanismo che aveva siglato il loro ultimo governo 10 anni fa, mentre Conte non ha firmato neppure la lista della spesa.

Ora la Meloni riconosce almeno “il passo avanti”, anche se lei avrebbe ottenuto “molto di più”. Salvini invece è letteralmente scomparso. Dopo un giorno e una notte di afasia, ieri è ricomparso esalando questa dichiarazione striminzita e stiticuzza: “Per aiutare davvero famiglie e imprese italiane, i fondi europei devono arrivare subito, non nel 2021 come previsto da Bruxelles. Gli italiani senza lavoro e senza stipendio non possono aspettare i tempi della burocrazia europea”. Tutto qui? Forse non voleva disturbare gli euroalleati “sovranisti”, che sognavano di affamare l’Italia e ora rosicano perché verrà aiutata, strillando al “colpo di Stato” (l’olandese Jorg) e al “suicidio politico” (il tedesco Meuthen). O forse il Cazzaro Verde era semplicemente finito in osservazione per il classico mancamento da ipossia, come quando abbatté il Conte-1 per andare alle elezioni e a Palazzo Chigi, e si ritrovò il Conte-2. I famosi Ricoveri Fund.

Il ritorno dello Gedi

Marco Travaglio

Da qualche settimana mi svegliavo la mattina con uno strano senso di vuoto. Come se mi mancasse qualcosa e non sapessi che cosa. Poi ieri ho letto Repubblica e ho capito: le fake news russe. E, già che ci siamo, pure cinesi. Ecco cos’era quella sgradevole sensazione: “Da Russia e Cina fake news contro l’Italia. È una guerra fredda”. E chi lo dice? Il Copasir, che dovrebbe controllare i servizi segreti, ma s’è preso una vacanza e ora indaga – insieme a un’ottantina di task force italiane ed europee sulle fake news d’importazione (missione senz’altro più agevole che indagare su quelle italiane). E ha partorito un “report” di notevole “portata”“di cui Repubblica è venuta in possesso”. E, siccome a caval donato non si guarda in bocca, è passata sopra al dettaglio che il presidente del Copasir è il leghista Raffaele Volpi, detto The Fox, compare di partito di quelli che andavano e venivano dall’hotel Metropol di Mosca a trattare tangenti sui carburanti. Gente che di Russia se ne intende. Infatti il quotidiano di Sambuca Molinari smaschera “Sputnik, ma anche Russia Today”come “fonti esposte della disinformatia russa, fabbricanti di narrative artefatte”. E Repubblica se ne intende anche più di Volpi e del Copasir, visto che dal 2010 al 2015 allegava come suo inserto settimanale Russia Oggi, a cura del Cremlino di Putin. E ora scopre, grazie a una “chiosa”di Volpi, che Russia Today e Sputnik “tendono a fomentare polemiche contro l’Ue e i Paesi dell’Alleanza euro-atlantica” (mai esistita, ma fa niente).

L’allerta, come si può immaginare, è ai massimi livelli. “Senza alcuna pietà per le migliaia di morti che si accumulavano negli obitori italiani”, “la fucina della disinformazione russo-cinese ha continuato a sfornare centinaia di fake news” per “condizionare l’opinione pubblica italiana” e “indebolire il fronte delle democrazie occidentali nello scacchiere geopolitico mondiale”. Mica pizza e fichi. Ma anche per “delegittimare un competitor come gli Stati Uniti”(casomai a delegittimarlo non bastassero le cazzate fatte e dette da Trump). Stiamo parlando della “nuova frontiera della Guerra Fredda del terzo millennio”,“luogo di intersezione tra le maggiori potenze globali”e pensate un po’:“il Coronavirus è il palcoscenico perfetto che i regimi autocratici stavano aspettando”. Corbezzoli. In tre mesi Mosca e Pechino ci hanno trasformati in 60 milioni di agenti putiniani e di guardie rosse xijinpinghiane con la sola forza del pensiero, a colpi di “decine di profili fasulli”, “account anonimi” e “un esercito di troll”, senza dimenticare “le famigerate botnet” che, qualunque cosa siano, non hanno bisogno di presentazioni.

Gli esempi delle fake news che ci hanno russocinesizzati in blocco fanno accapponare la pelle. 1) Il video con “una voce da un balcone”che urla “Grazie Cina!”, mentre “anziani commossi e famiglie si abbracciano e applaudono per le mascherine e gli aiuti ricevuti”: terribile. 2) “La notizia falsa che i nostri servizi fossero a conoscenza del virus già nel novembre 2016 e avessero taciuto… rimasta sul sito di Rainews per mezza giornata”, addirittura (cioè più segreta dei servizi segreti): agghiacciante. 3) “13 articoli apparsi sul sito Sputnik” sul “virus creato in un laboratorio americano in Ucraina” e su “Bill Gates finanziatore del virus” (evidentemente ha un conto in banca pure il Covid-19): mostruosi. 4) Altri “due articoli dal contenuto discutibile”: da non dormirci la notte. 5) “Casi apparentemente ‘autoctoni’, ma di cui non è ancora chiara l’origine”, tipo “il gruppo pubblico su Facebook i cui iscritti, facendo leva sulla difficoltà economica di cui soffre la popolazione della Puglia, inneggiano alla rivoluzione, al disordine sociale, contro il governo italiano”: la famosa insurrezione del Tavoliere e della Capitanata, da pelle d’oca. Ma anche“il gruppo privato ‘Rivoluzione Nazionale’ che incoraggia i raid ai danni di supermercati nel palermitano”: da barricarsi in casa.

Noi per la verità ci eravamo fatti l’idea che a soffiare sul fuoco delle sommosse e degli assalti ai supermercati fosse La Stampa, italianissima cugina di Repubblica, con titoli rasserenanti come “Rivolte al Sud: a Palermo prime razzie alimentari”(18 marzo), “Il Nord a rischio di tensioni sociali” (12 maggio), che sarebbero parsi un po’ eccessivi persino a Maria Giovanna Maglie. Ma si sa che questi troll russo-cinesi si annidano dappertutto, anche tra gli intrepidi cavalieri Gedi. Ieri, per dire, mentre l’annuncio della Von der Leyen sul Recovery Fund spazzava via tutte le panzane sul nostro governo perdente in Europa e condannato a chiedere l’elemosina al Mes, ci siamo abbeverati alla fonte purissima dei nemici delle fake news: Repubblica. E abbiamo scoperto, dal nostro idolo Stefano Folli, che Conte è “imbarazzato” perché i renziani hanno salvato Salvini e dimostrato che sul blocco della Open Arms il premier “non poteva non essere informato e quindi era consenziente, dal momento che Salvini, nei giorni della Open Arms, non è stato smentito da Palazzo Chigi”. In realtà Conte lo smentì con una lettera ufficiale lunga due metri e pubblicata anche su Facebook il 15 agosto 2019. Ma queste son cose note ai giornalisti, dunque non a Folli. Resta solo da appurare (magari dal Copasir) se le sue fake news arrivino dalla Russia, o dalla Cina, o siano produzione propria.

Ma mi faccia il piacere

MARCO TRAVAGLIO

La tentazione. “Non abbiamo fatto errori e tenerci chiusi non sarà necessario” (Attilio Fontana, Lega, presidente Regione Lombardia, Repubblica, 23.5). Però sarebbe bellissimo.

Forconi e forchette. “Io continuo a essere convinto che (Conte) lo manderanno via con i forconi” (Pierferdinando Casini, senatore eletto col Pd, il Giornale, 21.5). Lui darà una mano con la sua forchettina.

I ricchi e poveri. “Conte garantisce miseria a chiunque” (Libero, 22.5). “Italiani mai così ricchi” (Libero , 24.5). Apperò, e tutto in due giorni.

La parte per il tutto. “Attacco M5S alla Lombardia” (Corriere della sera, prima pagina, sulle critiche del deputato M5S Riccardo Ricciardi alla gestione della pandemia da parte della giunta regionale lombarda, 22.5). Occhio che ora invadono pure la Polonia.

Esagerato. “Soldi alle imprese subito, stop alle tasse tutto l’anno” (Silvio Berlusconi, il Giornale, 23.5). Ma non ti basta non pagarle?

Razzi Catiuscia. “Pd garantista con Bonafede e non con me: ipocriti” (Catiuscia Marini, ex presidente Regione Umbria, Il Foglio, 22.5). Perché, Bonafede è indagato per associazione per delinquere nella lottizzazione della sanità regionale?

La Supercunial. “Mentre voi stracciate il codice di Norimberga con Tso, multe e deportazioni, riconoscimenti facciali e intimidazioni, avallate dallo scientismo dogmatico protetto dal nostro pluripresidente della Repubblica, che è la vera epidemia culturale di questo Paese, noi fuori, con i cittadini moltiplicheremo i fuochi di resistenza in modo tale che vi sia impossibile reprimerci tutti” (Sara Cunial, deputata gruppo Misto, ex M5S, 14.5). Ma con scappellamento a destra o al centro?

Cappellamento. “Come sarebbe possibile a Roma non far continuare il lavoro a Virginia Raggi? É un po’ come se Giulio II, il Papa delle arti, avesse impedito improvvisamente a Michelangelo di terminare la decorazione della volta della Cappella Sistina” (Paolo Ferrara, consigliere comunale 5Stelle a Roma, 17.5). Ma come, in Vaticano non c’era la regola dei due mandati?

Il capomastro. “Non voglio poltrone, ma cantieri” (Matteo Renzi, segretario Iv, Repubblica, 21.5). Così va a dare consigli non richiesti anche lì, tipo umarell.

Il nuovo Nostradamus. “Quando ho chiesto di riaprire mi hanno preso tutti per matto. Ora hanno tutti capito che quella richiesta era giusta” (Renzi,ibidem). Infatti lui voleva aprire il 1° aprile in piena pandemia e il governo ha riaperto – a rate – da metà maggio.

Il nuovo Machiavelli. “Ultimi momenti per controllare le bozze de ‘La mossa del cavallo’. Come frase introduttiva ho scelto Machiavelli. Ma una frase intima, questa: ‘Ognuno vede quel che tu pari; pochi sentono quel che tu sei’. Vi piace?” (Renzi, Twitter, segnalato da @nonleggerlo, 18.5). Transennate le librerie.

Padri prostituenti. “Domanda incomprensibile. Come dire: lei mi entra nella prostituzione maggiorenne?” (Maurizio Gasparri, FI, vicepresidente del Senato, alla giornalista Claudia Di Pasquale, che tenta di intervistarlo sulla sua fondazione “Italia Protagonista”, Report, Rai3, 18.5). Ma quante nipoti aveva Mubarak?

Lezioni di italiano. “Bonafede, come Conte e Di Maio, sono bambini presi a sberle” (Gianluigi Paragone, senatore gruppo Misto, ex M5S, Huffington Post, 19.5). Ma Bonafede è plurale o sono in tanti?

Strage di capaci. “Per ripartire serve un governo dei capaci. Conte chiami attorno a sé i migliori” (Giuseppe Sala, Pd, sindaco di Milano, Repubblica, 24.5). Ma perchè autoescludersi così, a priori?

La via maestra. “I soldi senza riforme non ci porteranno lontani” (Roberto Formigoni, rubrica “La frustata”, Libero, 24.5). A lui, per esempio, i soldi delle mazzette e le riforme della sanità l’hanno portato in galera.

I have a drink. “Pd, no a Raggi e Appendino e per Roma cerca un big. L’idea 5S di ricandidare le due sindache non convince i dem. Il sogno Enrico Letta che però non è interessato al Campidoglio” (Repubblica, 21.5). Quindi, se nemmeno Enrico Letta sogna Enrico Letta, chi è che sogna Enrico Letta? Repubblica? Uno a caso per strada?

Il titolo della settimana. “Reddito ai mafiosi” (il Giornale, 21.5). Bei tempi quando, da quelle parti, li chiamavano stallieri. O gente con cui “dobbiamo convivere”. O senatori.

Poveretto, come s’offre

Mannelli

Gli inciuci fra i magistrati del caso Palamara devono aver ingelosito i due Matteo, che hanno ripreso i loro traffici per non farsi scavalcare. Con una differenza fondamentale: se le toghe dello scandalo erano dedite ai do ut des , nel caso dei due Matteo si vede solo il do e mai il des. Nel senso che ci guadagna sempre Salvini, mentre l’Innominabile gli fa da palo: nella giunta per le immunità del Senato gli regala l’impunità dal processo Open Arms (con la collaborazione straordinaria della M5S Riccardi e dell’espulso Giarrusso) e in Regione Lombardia gli presta uno dei suoi italomorenti, tale Patrizia Baffi, per guidare la commissione che dovrebbe indagare sui cabarettisti Fontana&Gallera per la brillante gestione della pandemia e ora invece li beatificherà. Ma, per l’eterogenesi dei fini, quello che nasce come favore spesso si trasforma in dispetto. Abbiamo sempre pensato che Salvini dev’essere processato dai giudici e non dai suoi colleghi senatori, ma che nei processi per sequestro di persona e abuso d’ufficio sulle navi delle Ong cariche di migranti bloccate fuori dai porti italiani verrà assolto. Checché ne dica la sua cattiva consigliera Giulia Bongiorno, quella che scambiava Andreotti mafioso e prescritto per assolto e ora teme la condanna del Cazzaro Verde, il sequestro di persona non regge; reggerebbe la vecchia omissione in atti d’ufficio, che però purtroppo non esiste più dal ’97, quando l’Ulivo svuotò l’abuso d’ufficio rendendolo impossibile da provare (a meno che si dimostri un “vantaggio patrimoniale” indebito per chi lo compie, e Salvini bloccando i migranti guadagnava voti, non soldi).

Dunque, se anche l’aula del Senato respingerà la richiesta dei giudici di Palermo per Open Arms, Salvini avrà una passerella e un’aureola di martire in meno da spendere nella sua propaganda per risalire nei sondaggi sulla pelle dei migranti. Cioè: con l’aria di fargli un favore, l’Innominabile gli ha fatto un dispetto. Già che c’era, siccome si crede molto astuto, ha fatto dire ai suoi che per Open Arms bisognerebbe processare non solo l’allora ministro dell’Interno, ma tutto il governo Conte-1, che avrebbe condiviso il blocco della nave spagnola per 20 giorni in base al dl Sicurezza-bis varato il 2 agosto 2019. Così – si è detto tutto soddisfatto – colpisco anche Conte (la sua vera bestia nera) e i 5Stelle: furbo io. Ma, nella fretta, s’è scordato di dare un’occhiata non solo alla richiesta dei giudici, ma anche alle date e alla rassegna stampa. Altrimenti avrebbe scoperto che all’epoca il governo Conte-1 non esisteva più. L’8 agosto il Cazzaro Verde aprì la crisi (pur restando incollato alla poltrona, anzi alla sdraio del Papeete).

Il 9 agosto i legali dell’Ong si rivolsero al Tribunale dei minori di Palermo per far sbarcare almeno i minorenni. Il 12 il Tribunale chiese spiegazioni al governo. Il 14 il Tar Lazio sospese il divieto di sbarco. La nave fece rotta verso l’Italia, ma senza mai ricevere dal Viminale l’indicazione del porto sicuro. Il 15 agosto, dopo giorni di braccio di ferro con Salvini, Conte gli scrisse una durissima lettera, pubblicata anche su Facebook: per i giudici, è la prova che il ministro fece tutto da solo (anche perché il governo non si riuniva più) e contro le indicazioni del premier. Conte ricordava a Salvini: “Ti ho scritto ier l’altro (13 agosto, ndr) una comunicazione formale, con la quale, dopo avere richiamato vari riferimenti normativi e la giurisprudenza in materia, ti ho invitato, letteralmente, ‘nel rispetto della normativa in vigore, ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti nell’imbarcazione’. Con mia enorme sorpresa, ieri hai riassunto questa mia posizione attribuendomi, genericamente, la volontà di far sbarcare i migranti a bordo. Comprendo la tua ossessiva concentrazione nell’affrontare il tema dell’immigrazione riducendolo alla formula ‘porti chiusi’. Sei… proteso a incrementare costantemente i tuoi consensi. Ma parlare come Ministro dell’Interno e alterare una chiara posizione del tuo Presidente del Consiglio, scritta nero su bianco, è questione diversa. È un chiaro esempio di sleale collaborazione, l’ennesimo, che non posso accettare”.

Poi rivendicava la linea di “maggiore rigore rispetto al passato” contro l’immigrazione clandestina e i successi raccolti in Europa sulla condivisione dell’accoglienza degli sbarcati: “Francia, Germania, Romania, Portogallo, Spagna e Lussemburgo mi hanno appena comunicato di essere disponibili a redistribuire i migranti. Ancora una volta i miei omologhi europei ci tendono la mano. Siamo agli sgoccioli di questa nostra esperienza di governo… ho sempre cercato di trasmetterti i valori della dignità del ruolo che ricopriamo e la sensibilità per le istituzioni che rappresentiamo. La tua foga politica e l’ansia di comunicare, tuttavia, ti hanno indotto spesso a operare ‘slabbrature istituzionali’, che a tratti sono diventati veri e propri ‘strappi istituzionali’… Hai alle spalle e davanti una lunga carriera politica. Molti l’associano al potere. Io l’associo a una enorme responsabilità”. Molti, quella lettera che anticipava la ramanzina del 20 agosto in Senato, l’avevano dimenticata. Ora torna d’attualità grazie agli intrighi dell’Innominabile. Che, mentre s’offre a Salvini per fargli da palo, si rivela il migliore sponsor di Conte. Meglio di Rocco Casalino.

MARCO TRAVAGLIO

Ogni cliccata è persa

Massimo Gramellini

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Bisogna essere grati a quei mattacchioni del governo che si prodigano per regalare scariche sempre nuove di adrenalina a tanti artigiani e imprenditori persi dentro giornate tutte uguali. La lotteria Impresa Sicura risponde a questa necessità: un gioco a premi da fare invidia a Gerry Scotti. Funziona così: tu paghi in anticipo mascherine e soprascarpe per i tuoi dipendenti, perdi ore a compilare quelle due-trecento pagine di cartacce e infine ti ritrovi davanti al computer alle 9 in punto di un lunedì mattina, insieme con altre duecentomila aziende, pronto a cliccare il tasto INVIO per spedire il modulo del rimborso. Il montepremi è di 50 milioni, fino a esaurimento. Si può solo immaginare la tensione. Duecentomila dita pronte allo sparo. Commercialisti con la pancetta che si sentono John Wayne o Usain Bolt. C’è chi ha persino ingaggiato un esperto di videogiochi.

Scoccano le nove e tutti pigiano all’unisono, ma la gara dura appena un secondo: per la precisione un secondo e quattro centesimi. Alle nove, un secondo e cinque centesimi i soldi sono già finiti. Gli esclusi, la stragrande maggioranza, rimangono a bocca asciutta sotto le mascherine non più rimborsabili, maledicendo la connessione lenta o subodorando che qualcuno abbia fatto ricorso al compilatore automatico, pratica vietatissima e dunque assai praticata. Per la prossima distribuzione di risorse proporrei al governo di ricorrere a un sistema un po’ più serio: che ne dite di una bella partita a nascondino?