Il ragazzo della Villa Gluck

Questionario per un esame di educazione civica. Immaginate che cinque Comuni e venticinquemila residenti della provincia di Lecco, molto apprezzata dai ladri, siano protetti da un’unica caserma di otto carabinieri. Immaginate che uno dei venticinquemila, tale Celentano Adriano iscritto con pieno merito al clan dei Famosi, denunci la presenza sospetta di intrusi nella sua villa e che quasi tutti i carabinieri della caserma si mobilitino per proteggerlo. Immaginate infine l’allarme lanciato dal sindaco di uno di quei Comuni: per tenere d’occhio la magione del Molleggiato si lasciano sguarnite le residenze degli altri abitanti della zona, che molleggiati non sono.Ora, indicate la soluzione: a) portare il numero dei carabinieri da otto a ottanta, con corrispettivo aumento delle tasse e smascheramento di chi le evade (vasto programma); b) mobilitare l’esercito per una missione di pace intorno alla villa di Celentano; c) investire della questione le uniche autorità riconosciute in Italia: le Iene e il Gabibbo; d) aggiornare l’articolo 1 della Costituzione: «L’Italia è una repubblica demoscopica fondata sui Famosi», i Famosi essendo l’ultima aristocrazia per cui sembra valere l’antico emendamento del Grillo (inteso come marchese): «Io so’ io e voi non siete un…»; e) considerata la scarsità di risorse pubbliche, convincere i Famosi a finanziarsi la propria sicurezza ingaggiando guardie giurate. A occhio la e) appare la più praticabile. Ma, come avrebbe detto Flaiano, «poiché si trattava di una buona idea, nessuno la prese in considerazione».

Massimo Gramellini

Il teorema dell’assentennista

Dura è la vita dell’assentennista, l’assenteista che si allontana dall’ufficio per spirito di servizio, ma anche di diritto e di rovescio, e va a sfogare sui campi da tennis il suo disagio verso un mondo ostile che ne mortifica il talento. Prendete Tommaso Ricozzi, il radiologo di un ospedale pubblico napoletano che in orario di lavoro alternava il camice bianco a maglietta e pantaloncini dello stesso colore. Intervistato dal programma «Nemo» di Raidue poco prima che su di lui si abbattesse lo smash della legge, teorizzava con convinzione che è meglio lavorare bene tre o quattro ore al giorno, piuttosto che ciondolare da mattina a sera in ospedale senza fare nulla.
Gli va riconosciuto di non essersi limitato a esporre queste teorie di avanguardia.
Le ha messe in pratica. Eppure è stato sommerso dalle critiche. Ma è forse colpa sua se molti pazienti della sanità pubblica persistevano nella pessima abitudine di ammalarsi anche quando lui era al circolo del tennis o presso la clinica privata di famiglia, invece di concentrare i propri disturbi nella fascia oraria ristretta dove il Federer prestato alla medicina era in grado di garantire la massima efficienza? Fa specie che i criticoni si ostinino a porgli sempre le stesse assurde domande: chi decide quando un medico a scartamento ridotto lavora bene e se è lecito in tal caso versargli egualmente la retribuzione piena. Ma egli medesimo, che diamine, sulla base inattaccabile della sua coscienza. Se solo gli lasciassero il tempo di spolverarla, tra un rovescio e l’altro.

Massimo Gramellini