Veni, vidi, pixel!

Mese: marzo, 2016

Altan

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Mannelli

  

Vauro

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Morric One

Sul palco degli Oscar Ennio Morricone ha parlato in italiano.
Non si ha memoria che prima di lui lo avessero fatto altri. È molto
probabile che sapesse l’inglese, quantomeno abbastanza da imbastire i
ringraziamenti di rito. Inoltre leggeva da un foglietto rimasto
scaramanticamente piegato per tutta la sera nella tasca dello smoking e
quindi, se pure la sua conoscenza della lingua di Shakespeare e
Tarantino si fosse fermata a «the cat is on the table», non avrebbe
avuto alcuna difficoltà a farsi scrivere qualche frase. Invece ha usato
l’italiano. Con consapevolezza di sé, senza ostentare orgoglio ma
neanche tradire quel complesso di inferiorità tipico dei provinciali che
induce tanti suoi connazionali a tuffarsi su ogni parola vagamente
esotica e certi onorevoli a riempirsi la bocca di «stepchild adoption»
storpiandone la pronuncia e ignorandone il significato.
 
 
Faceva effetto sentire risuonare la nostra lingua nel tempio delle
divinità hollywoodiane, da Charlize Theron a Steven Spielberg tutte
rigorosamente in piedi per rendere omaggio al Maestro. E faceva ancora
più effetto cogliere il senso delle sue parole, piane e però non banali,
mai sfiorate dalla retorica nemmeno nella dedica finale alla compagna
di una vita. Sul palco più internazionale del mondo si aveva
l’impressione di scorgere l’Altro Italiano. Quello che sa coniugare la
gravità alla leggerezza, la normalità al talento e l’estro alla dignità.
Di lui si parla poco perché non è pittoresco, ma ne esiste un esemplare
quasi in ogni famiglia. E con la sua presenza dà un senso a tutte le
altre.
 
Massimo Gramellini