Auguri?

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La pesca di Piero

Ci vorrebbe una sonda capace di entrare nella crapa giuliva dei tanti italiani che sui social network stanno criticando il gesto di Pietro, quel ragazzino di Pavia che ha deciso di rinunciare a una canna da pesca del valore di 150 euro per devolvere la cifra del suo regalo di Natale a un’associazione che si occupa di bimbi africani. Non pago, questo bullo del bene – come tale viene impalato sulla Rete – sta promuovendo una colletta in classe per fornire matite e pennarelli a un compagno appena arrivato dal Camerun che non si può permettere di comprarli.

Ora, uno è liberissimo di infischiarsene dei bimbi africani e dell’album da disegno di un alunno camerunense. È liberissimo persino di non sentirsi toccato dallo slancio di generosità di un ragazzino di seconda media. Ma perché adombrare secondi fini, accusarlo di cercare pubblicità (non è stato lui a divulgare la notizia, tra l’altro) o addirittura di disprezzare gli italiani? Quanto deve essere triste la vita delle persone che reagiscono in questo modo a un gesto spontaneo ed eloquente di condivisione? Magari sono gli stessi che si lamentano perché il Natale è diventata una festa consumistica, gli stessi che si ergono a fieri custodi della tradizione cristiana. Ma la comparsa del bene – un bene silenzioso che non commenta e non giudica, semplicemente fa – li irrita e li confonde. Come talpe da tastiera intrise di rabbia e paura, che a furia di muoversi al buio considerano un affronto ogni spiraglio di luce. (Massimo Gramellini)