Veni, vidi, pixel!

Mese: settembre, 2015

Casamonaco

  

Natangelo

  

Mannelli

  

Il penultimo bacio

  

Proviamo a immaginare come sarà stata accolta questa foto scattata tra i profughi accampati alla stazione di Budapest. Salvini: «O dormono o si accoppiano. Lavurà mai, eh? Quei due se la spassano, tanto il profughetto che metteranno al mondo lo manterremo noi. Che si bacino pure, ma a casa loro!». Grillo: «E’ un fotomontaggio ordito dalla Cia per commuoverci. Il foulard della donna in primo piano è stato comprato in una boutique di New York. Fuori lo scontrino». Renzi: «#Ultimobacio. L’amore vince sempre, alla faccia dei gufi. Sto volando a Budapest a spese vostre per farmi un selfie». La minoranza Pd: «La tendina di Budapest è già un simbolo: vi terremo il nostro primo congresso».I romanticoni senza fine né fini elettorali ammireranno invece la capacità della vita di ricominciare a ogni istante. Ogni bacio è sempre il penultimo. 

Massimo Gramellini

Mannelli

  

  

Nat

  

Natangelo

  

  

Parola di Angela

Tra le lezioni impartiteci dalla vicenda dei profughi c’è che la politica esiste ancora. E’ bastato che in Germania un politico dicesse «Li prendiamo noi» perché il Paese tutto, dai semplici cittadini agli apparati statali, si mettesse in moto con slancio e raziocinio per trasformare il verbo in gesto. Angela Merkel non è un politico qualsiasi e da sempre la Germania sa essere una macchina da guerra anche quando lavora per la pace. Però la reazione di una comunità intera alle affermazioni della cancelliera trascende la sua personalità e rivela che è la classe dirigente tedesca nel suo complesso a non avere perso la propria autorevolezza. Lì il patto di fiducia tra leadership e popolo funziona ancora. E si tratta di un legame profondo che trae la sua legittimazione da una lunga pratica di credibilità. Lì le parole della politica hanno un peso. Lo hanno sempre avuto, nel bene e nel male. Lì quando uno sbaglia si dimette. E dopo averlo detto lo fa davvero.

Ogni paragone con altri agglomerati umani collocati più a Sud suona stridente e in fondo inutile. Noi abbiamo altre caratteristiche. Su tutte, una sfiducia atavica nel potere, che è il retaggio di invasioni millenarie. In Italia ogni cambiamento significativo – dalla rivoluzione industriale all’economia sommersa – è avvenuto non attraverso la politica ma contro di essa, comunque a sua insaputa e in un clima di disinteresse per i suoi litigi, i suoi riti, le sue parole vuote. Qui la classe dirigente non è mai stata la locomotiva di nulla. Nelle sue espressioni migliori, si è limitata a scambiare qualche binario e ad agganciare qualche vagone. Nelle peggiori, a fare deragliare il treno.

Massimo Gramellini

Il monaco fa l’abito

Il Papa che va in un negozio di via del Babuino per cambiare le lenti degli occhiali («la montatura no, non voglio spendere») provocherà il solito mezzo infarto in qualche miope della Curia che gli occhiali se li farebbe arrivare volentieri in Vaticano su un baldacchino portato a braccia da quattro ottici.

Francesco è come Gorbaciov, che piaceva più agli anticomunisti che all’apparato del partito. L’ala conservatrice della Chiesa gli imputerà di avere ostentato un atto di normalità e di avere sacrificato il buon senso economico sull’altare del pauperismo: quanti operai perderebbero il lavoro se nessuno cambiasse più le montature? Ma a un laico allergico alle gerarchie il gesto di questo Papa che vede lontano piace moltissimo. Il mondo degli uomini è un luogo ridicolmente pomposo, dove le persone vengono valutate in base alla poltrona che occupano, e i privilegi sono impugnati come clave da qualunque nullità sia riuscita a strappare a suon di lappate uno strapuntino di potere. L’ultimo dei mediocri in possesso di una mostrina si sente in diritto di guardarti dall’alto in basso, tranne strisciare come un verme quando i casi della vita gli strappano le insegne di dosso. Bergoglio manda un messaggio rivoluzionario: non conta che ruolo hai, conta chi sei. Tanto che lui è disposto ad abdicare al ruolo di Papa pur di rimanere se stesso. Proprio vero che l’abito non fa il monaco. Con Francesco è il monaco che torna a fare l’abito.

Massimo Gramellini