Il penultimo bacio

  

Proviamo a immaginare come sarà stata accolta questa foto scattata tra i profughi accampati alla stazione di Budapest. Salvini: «O dormono o si accoppiano. Lavurà mai, eh? Quei due se la spassano, tanto il profughetto che metteranno al mondo lo manterremo noi. Che si bacino pure, ma a casa loro!». Grillo: «E’ un fotomontaggio ordito dalla Cia per commuoverci. Il foulard della donna in primo piano è stato comprato in una boutique di New York. Fuori lo scontrino». Renzi: «#Ultimobacio. L’amore vince sempre, alla faccia dei gufi. Sto volando a Budapest a spese vostre per farmi un selfie». La minoranza Pd: «La tendina di Budapest è già un simbolo: vi terremo il nostro primo congresso».I romanticoni senza fine né fini elettorali ammireranno invece la capacità della vita di ricominciare a ogni istante. Ogni bacio è sempre il penultimo. 

Massimo Gramellini

Parola di Angela

Tra le lezioni impartiteci dalla vicenda dei profughi c’è che la politica esiste ancora. E’ bastato che in Germania un politico dicesse «Li prendiamo noi» perché il Paese tutto, dai semplici cittadini agli apparati statali, si mettesse in moto con slancio e raziocinio per trasformare il verbo in gesto. Angela Merkel non è un politico qualsiasi e da sempre la Germania sa essere una macchina da guerra anche quando lavora per la pace. Però la reazione di una comunità intera alle affermazioni della cancelliera trascende la sua personalità e rivela che è la classe dirigente tedesca nel suo complesso a non avere perso la propria autorevolezza. Lì il patto di fiducia tra leadership e popolo funziona ancora. E si tratta di un legame profondo che trae la sua legittimazione da una lunga pratica di credibilità. Lì le parole della politica hanno un peso. Lo hanno sempre avuto, nel bene e nel male. Lì quando uno sbaglia si dimette. E dopo averlo detto lo fa davvero.

Ogni paragone con altri agglomerati umani collocati più a Sud suona stridente e in fondo inutile. Noi abbiamo altre caratteristiche. Su tutte, una sfiducia atavica nel potere, che è il retaggio di invasioni millenarie. In Italia ogni cambiamento significativo – dalla rivoluzione industriale all’economia sommersa – è avvenuto non attraverso la politica ma contro di essa, comunque a sua insaputa e in un clima di disinteresse per i suoi litigi, i suoi riti, le sue parole vuote. Qui la classe dirigente non è mai stata la locomotiva di nulla. Nelle sue espressioni migliori, si è limitata a scambiare qualche binario e ad agganciare qualche vagone. Nelle peggiori, a fare deragliare il treno.

Massimo Gramellini