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Le piccole iene

Primarie a patto che vinci tu o l’amico tuo, leggi elettorali disegnate a misura di premier o di partito, consultazioni on line solo se vai sul sicuro. E poi. Voti di fiducia per mandare segnali, emendamenti parlamentari offerti in cambio di clemenze presidenziali, modifiche ai codici per scantonare processi.

Il rovesciamento del rapporto tra partiti, leader e istituzioni è il virus che avvelena la democrazia, che vive e ha un senso solo quando il paradigma è l’esatto contrario: se leader e partiti si muovono dentro una casa istituzionale stabile e non suscettibile di cambiamenti in relazione al quadro politico.

Quello è il limite, quella la garanzia.

Di cambiamenti istituzionali si sente il bisogno, e da tempo. Ma quello che accade in Italia va molto oltre il tentativo di riforma del sistema. E’ una pervicace distorsione a fini privati delle infrastutture democratiche. Come se si decidesse di aumentare  o diminuire i limiti di velocità in autostrada perché la propria auto va più o meno veloce.

Nessuno si illude: la politica è anche difesa di interessi e costruzione del consenso. Ma se si oltrepassa e confonde la soglia che separa il politico dall’istituzionale, lo strumento dall’obiettivo, la forma dal contenuto, allora salta ogni regola.

Il quadro che ne risulta non sarà un harem, come dice con scarsa umiltà cattolica monsignor Galantino. Ma di certo è un mondo di piccole iene. Dove ogni cosa, perfino il sole, sorge solo se conviene.

(Marco Bracconi)

R-egalité

A distanza di secoli dalla gloriosa Rivoluzione il rapporto dei francesi con i re non sembra molto migliorato. Appena il monarca saudita Salman è sbarcato in Costa Azzurra con i propri cari (mille persone del seguito) e ha chiesto di transennare una spiaggia pubblica che aveva avuto l’ardire di trovarsi nei pressi della sua villetta grande come il Molise, i cittadini e i politici locali sono insorti, raccogliendo in pochi giorni centocinquantamila firme che ieri lo hanno indotto a sloggiare.

Ho il sospetto che poche decine di chilometri più a Est le cose sarebbero andate diversamente. L’idea che un miliardario si fosse impadronito di uno spazio pubblico non avrebbe indignato nessuno. In Italia «pubblico» non significa «di tutti», ma «del primo che ci mette sopra le mani». Lungi dal cacciare il prepotente, avremmo solo cercato il modo di approfittarne. Ristoranti improvvisati da diecimila euro a coperto sarebbero sorti nei pressi della villa per sfamare le truppe vacanziere saudite.

E il popolo estromesso dalla spiaggia sarebbe stato ben felice di andare in visita ai luoghi proibiti su appositi pedalò muniti di macchine spara-selfie. Sarebbero sorti baracchini abusivi per vendere le magliette del re, i burqa delle favorite e il famoso panino Salman, un kebab scongelato ripieno di carne scaduta. Il re, commosso, si sarebbe affacciato da un balcone della villa per lanciare petali di rosa e azioni della compagnia petrolifera di famiglia, e i giornali avrebbero sciolto inni alla sua simpatia democratica. Del resto ciascun Paese ha le sue tradizioni: noi il balcone e i francesi la ghigliottina.

(Massimo Gramellini)