l’Amaca/Serra

Che nome elegante, “suprematismo”, per definire quella sudicia tara dell’anima che è il razzismo. Non quello rozzo, animalesco, dettato dalla paura istintiva dell’altro; ma quello organizzato a freddo, pensato, scritto e letto, con i suoi maestrini e i suoi pensierini, le sue bandierine e le sue armi mortali, il vergognoso razzismo che teorizza l’inferiorità degli altri come disperato rimedio alla propria. “Inferiore” è un aggettivo terribile da usare — se si ha rispetto e pietà dell’umano — ma aiuta a definire quel pozzo di demenza nel quale si sprofonda ogni volta che ci si imbatte in tipi come questo Dylann, con un padre come quello che, da maschio a maschio, gli regala un pistolone tanto per chiarire che il feticismo per le armi da fuoco non è una malattia sociale , no, ma un gagliardo diritto di uomini liberi, da tramandare nelle generazioni. Piccoli mondi magari formalmente lindi ma dal cuore piccolo, dallo sguardo ottuso, feroci guardiani della propria meschinità. Capaci di frugare nel web fino a trovare le pezze d’appoggio del loro odio, come quella goffa invenzione segregazionista che fu la Rhodesia di Ian Smith, remoto ricordo dei telegiornali in bianco e nero della nostra adolescenza che impavesa, oggi, le tshirt degli adolescenti nazistiamericani. Il fatto che perfino la bandiera rhodesiana — una deprecabile ma trascurabile invenzione della storia — possa diventare “un simbolo” lascia capire quanto smisurato sia il fabbisogno dell’odio mondiale.

Bergoglio e pregiudizio

Gli eventi sono talmente enormi che anche la soluzione migliore sembra minuscola. Figurarsi quelle meschine, spesso grottesche. Salvini polemizza col Papa sui migranti e già trovare quei due dentro lo stesso titolo infonde un senso surreale di straniamento: come abbinare Einstein al Mago Oronzo. Ma è un po’ tutto il meccanismo della comunicazione a essere uscito dai gangheri. Nella sua invettiva contro Roma zozzona, l’untorello Beppe Grillo – ormai la vera zavorra del suo movimento – cita i clandestini accanto ai topi e alla spazzatura tra i possibili portatori di epidemie. Nemmeno i sudisti di «Via col vento» osavano parlare così degli schiavi che affollavano le loro piantagioni di cotone. E il governo ungherese? Per anni ha chiesto a gran voce il proprio ingresso in Europa. Ma ora che lo ha ottenuto decide di alzare un muro lungo il confine con la Serbia per impedire agli altri di entrare. Minacce di peste, fortezze assediate: uno scenario da Medioevo moderno, immortalato dalle immagini dei profughi aggrappati agli scogli della Costa Azzurra come gabbiani stanchi, con il mare intorno e gli yacht dei ricchi sullo sfondo.

«Prendili tu a casa tua». Oppure: «Vadano a stare in Vaticano». I mantra della banalità salvinista si rincorrono sul web e seducono gli animi spaventati dall’inesorabilità del cambiamento, vellicandone gli impulsi più bassi. O noi o loro. Che muoiano pure di fame e malattie, possibilmente lontano dagli obiettivi dei fotografi, per evitare rigurgiti di coscienza e consentirci di partecipare alla prossima Messa in santa pace.

(Massimo Gramellini)

Compagni di Strada

Al tranello della demagogia («Perché non ospiti i profughi a casa tua?»), Cecilia Strada di Emergency ha risposto con le parole della laicità: «E perché dovrei? Vivo in una società e pago le tasse anche per aiutare chi ha bisogno. Ospitare un profugo è carità. Creare accoglienza con le tasse è giustizia». È tipico di una certa Italia refrattaria allo Stato evadere il fisco per poi salvarsi l’anima organizzando collette per i bisognosi. La stessa Italia che accusa di incoerenza chiunque si batte a favore di un mondo più equo, in base alla curiosa idea che per essere autorizzati a farlo sia necessario indossare il saio di san Francesco. L’obiezione a cui Cecilia Strada ha replicato da par suo è di una stupidità contagiosa. Per dire: io sono favorevole ai matrimoni gay, ma non per questo ho mai preso in considerazione l’ipotesi di sposare un uomo, a parte forse Paolino Pulici.

Nemmeno le tasse, qualora venissero finalmente pagate da tutti, basterebbero però a creare il mondo perfetto, altrimenti non ci sarebbe bisogno di Emergency. La solidarietà serve, anche se si esprime in modi diversi. Aprendo le porte, ma anzitutto le teste. Come fanno i Salvini a ridurre l’esodo biblico di migliaia di esseri umani a pretesto per battute da bar? Nessuno ha la soluzione in tasca ed è comprensibile che i residenti impoveriti si sentano minacciati nei loro residui diritti da masse di persone ancora più disgraziate di loro. Per questo gli andrebbe almeno spiegato che i profughi a cui la polizia di Ventimiglia mette le mani in faccia non sono invasori o terroristi, ma fuggitivi con l’unica colpa di volere restare vivi. Il racconto della verità è oggi la prima opera di carità.

(Massimo Gramellini)

L’uomo che guardava i cantieri

Franco Bonini, bolognese, pensionato e guardone ostinato di cantieri con una predilezione spiccata per quelli stradali è stato nominato direttore dei lavori ad honorem dall’amministrazione comunale di San Lazzaro di Savena. La nomina del Bonini spalanca scenari interessanti per le migliaia di indomiti lavoratori a riposo che dedicano una porzione cospicua del proprio tempo alla contemplazione di una buca. A Bologna li chiamano umarell. Gli operai ruotano, gli ingegneri si assentano, ma loro restano inchiodati al suolo, memoria storica del quartiere e del cantiere. Nulla sfugge a quegli occhi velati da un’ombra di malinconia. Possono distogliere lo sguardo solo se alle loro spalle un automobilista (di solito io) cerca di incastrare la sua vettura in mezzo alle altre, parcheggiate fin troppo bene. Allora si dedicano all’osservazione delle mosse dell’intruso con cipiglio attento ma equanime, pronti a registrare e, nel caso a segnalare, lo sfioramento di qualche carrozzeria collaterale.

Si accorgono di tutto, eppure finora nessuno sembrava essersi accorto di loro. La carica onorifica dell’umarell di San Lazzaro va accolta come un primo parziale risarcimento. Chi non vorrebbe una società capace di valorizzare le persone che pensano di non servire più a niente? Testimoni di un mondo più lento e preciso. Il pensiero corre all’anonimo correttore di bozze che ogni mattina spedisce a «La Stampa» la lista dei refusi figli della fretta che il suo occhio di falco ha scovato sul giornale. Il minimo che si possa fare è nominarlo caporedattore ad honorem.

(Massimo Gramellini)