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Mese: marzo, 2014

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Gli impapocchiati

Massimo Gramellini

La spettacolare omelia in cui Papa Francesco ha maltrattato le centinaia di politici seduti davanti a lui, bollando come corrotte le loro anime, ha fatto sorgere in molti di noi un dubbio esistenziale. Come è possibile che i destinatari di un simile schioccar di fruste, anziché rotolarsi nel fango o almeno scappare a gambe levate, siano rimasti rigidi nei loro completini e sorrisini d’ordinanza, dichiarandosi addirittura stupiti che Bergoglio abbia lasciato la cappella senza salutarli? Azzardo delle ipotesi.

a) I politici italiani sono masochisti. Se li insulti, godono. Più alto è lo scranno da cui arriva il maltrattamento, più sottile sarà la qualità del loro piacere. Quando Napolitano accettò la rielezione a presidente riempiendoli di contumelie gli risposero con un’ovazione. Le parole spietate del Papa li avranno condotti direttamente all’estasi.

b) I politici italiani sono bronzei. Nemmeno un Papa che di fatto li paragona agli assassini di Gesù riesce a scalfire il giubbotto antiproiettile della loro autostima. Esistono anche altri modi per definire l’attitudine a lasciarsi rimbalzare addosso qualsiasi accusa senza mai perdere la calma né soprattutto l’appetito, ma sono tutti troppo volgari.

c) I politici italiani sono ipocriti. Come chiamare altrimenti chi condivide le critiche rivolte alla propria categoria fino a spellarsi le mani, ma è convinto che riguardino tutti tranne lui? Ricordano la vecchia storiella della coppia di amici che vaga da giorni nel deserto, finché uno dei due sbotta: «Sei un cretino!». E l’altro: «Dici a me?».

Autoblu mi piaci tu

Marco Travaglio

Grande successo per l’iniziativa del governo Renzi di mettere all’incanto su eBay un primo stock di 151 auto blu. I fortunati vincitori dell’asta già sfrecciano al volante delle loro fiammanti ammiraglie e si dicono soddisfatti per l’acquisto appena fatto. I prezzi modici (base d’asta 5 mila euro) compensano ampiamente alcuni piccoli inconvenienti: le auto pesano pressappoco quanto un carrarmato Lince, bevono più carburante di un Concorde, attirano l’attenzione dei passanti che, credendole ancora popolate di politici, lanciano ortaggi e sputano a vista. Ma non solo.
La Bmw 525 appartenuta prima a Cesare Previti e poi a Lorenzo Cesa presentava una fastidiosa gobba sul sedile di guida. Da un controllo effettuato in carrozzeria, si è poi appurato trattarsi di una mazzetta nascosta sotto il rivestimento in similpelle e ivi dimenticata da almeno 15 anni (le 700 banconote erano in lire).
L’Alfa 166 in dotazione per alcune settimane al- l’ex sottosegretario Gianfranco Micciché aveva i portacenere pieni di polvere. L’ingenuo acquirente, credendola cenere di sigaretta, l’ha fatta ripulire all’autolavaggio. Solo diverse ore dopo, quando i due cani lupo che l’accompagnavano nel bagagliaio sono stati ricoverati per overdose, ha scoperto con rammarico l’occasione perduta. La Lancia Thesis che fu di Vittorio Sgarbi presenta un disguido all’impianto stereo: sintonizzandosi su un canale di musica da camera, la nuova proprietaria e la figlioletta reduce dall’asilo sono state investite da un concerto polifonico di “vaffanculo, testa di cazzo, faccia di merda, troia, rottinculo, capra”.
Stesso problema all’autoradio per la LanciaThema di Napolitano: il neoproprietario, un noto playboy, tenta di metter su un po’ di discomusic da acchiappo, ma è regolarmente sommerso da moniti sull’Unità d’Italia e le riforme istituzionali che addormentano le sue prede o le mettono in fuga.
La Maserati V8 usata da Bruno Vespa ha richiesto la sostituzione dell’acqua del tergicristalli: azionando lo spruzzo sul parabrezza impolverato, ne usciva un liquido viscido, tipo bava di lumaca. La Lancia K della neosottosegretaria Francesca Barracciu è in perfetto stato di conservazione, salvo un guasto al contachilometri che aggiunge sempre due zeri in fondo alla cifra reale.
L’Audi 8 di Berlusconi, superaccessoriata con tutti i comfort, presenta però due bizzarrie: i sedili posteriori e anteriore destro sono fissi in posizione reclinata e non c’è verso di raddrizzarli, e il cambio presenta una strana conformazione fallica. Il cardinale che se l’è aggiudicata ha deciso però di lasciare tutto com’era.
La Jaguar Luxury già in uso a Cosimo Mele era fra le più richieste: se l’è accaparrata un monastero di clausura. Imbarazzo fra le monache quando, rimuovendo i tappetini per lavarli e stenderli in giardino, sono affiorati alcuni preservativi usati. La Volvo S80 di Marcello Dell’Utri presentava gravi disfunzioni ai pedali di frizione, freno e acceleratore. Si è poi scoperto che erano bloccati dalla presenza di una lupara incastrata lì sotto. La Fiat Croma di Nichi Vendola ha richiesto robusti interventi al tubo di scappamento: ne uscivano fumi pestilenziali riscontrati soltanto nel circondario dell’Ilva di Taranto.
La Volkswagen Phaeton di Roberto Formigoni, a parte i rivestimenti interni leopardati su sfondo bicolore celeste e fucsia, ha suscitato vivaci dibattiti anche per la cromatura della carrozzeria: è l’unica auto blu inspiegabilmente di color marrone.
Nessun acquirente, al momento, per le vetture di papa Francesco (una Ford Focus del 1998, disertata anche dai ladri d’auto), di Claudio Scajola (una Subaru Colosseum che si mette in moto e parte da sola, all’insaputa del proprietario), di Massimo D’Alema e Matteo Renzi (il pilota automatico è programmato su tre sole destinazioni obbligate: Palazzo Grazioli, Villa Certosa e Arcore).

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Mafioso a sua insaputa

Marco Travaglio

Ogni tanto anche la politica riesce ancora a regalarci momenti di autentica commozione. E il dibattito sul nuovo reato di voto di scambio politico-mafioso è uno di questi. Nel 1991 il Parlamento sanzionò penalmente con l’art. 416 ter del Codice penale i politici che comprano voti dai mafiosi “in cambio di denaro”. La formula originaria aggiungeva “o altre utilità”, visto che nessun mafioso sano di mente vende i suoi pacchetti di voti in cambio di contanti: ciò che si aspetta dal politico, una volta eletto, sono appalti, favori, assunzioni e protezioni per sé e per amici. Ma una manina furtiva fece sparire all’ultimo momento quell’“e altre utilità” e il reato così svuotato rimase praticamente lettera morta. L’estate scorsa, con appena 22 anni di ritardo, si decise di rimediare: alla Camera quasi tutti i partiti, con qualche mal di pancia a destra, votarono un testo migliorativo che puniva col carcere da 4 a 10 anni “chiunque accetta consapevolmente il procacciamento di voti con le modalità previste dal comma 2 dell’art. 416 bis (associazione mafiosa, ndr) in cambio di denaro o altra utilità”. Testo però ancora ambiguo a causa dell’aggiunta di “consapevolmente”: avverbio che presuppone un processo alle intenzioni. Cioè la prova impossibile che il politico che contratta voti col mafioso è consapevole del fatto che il tizio è mafioso e gli porterà voti in cambio di qualcosa. Un’autostrada spalancata all’insaputismo à la Scajola. Già pareva di vederli i politici votati dai mafiosi presentarsi ai giudici con la faccina candida: “Ma che ne sapevo io che il mio fornitore di voti è un mafioso? Pareva una così brava persona!”. In Senato, grazie alla pressione di M5S e alla resipiscenza del Pd, il “consapevolmente” è scomparso. Ora la norma torna alla Camera per l’approvazione definitiva. E qui, apriti cielo. Ostruzionismo campale di Forza Italia e – udite udite – di Ncd, cioè dei “diversamente berlusconiani” che, quando si tratta di antimafia e legalità, sono ugualmente berlusconiani. Il loro leader è Alfano, incredibilmente ministro dell’Interno: cioè responsabile dello scioglimento delle amministrazioni infiltrate dalla mafia (infatti l’altro giorno ha reso omaggio al cavaliere del lavoro catanese Mario Ciancio, indagato per mafia).
Intanto Brunetta precetta i suoi deputati a fare da scudi umani contro la norma “eversiva”, onde evitare almeno che valga già alle europee e amministrative di maggio (si vota col proporzionale, le preferenze sono già sul mercato): altrimenti “si consegna un’arma impropria nelle mani di chi vuol paralizzare ogni attività politica, soprattutto al Sud” (come se al Sud fosse obbligatorio scambiare voti coi mafiosi). Il berlusconiano Sisto tuona contro il “testo incostituzionale” che vorrebbe punire anche i politici che danno “disponibilità a soddisfare interessi o esigenze mafiose” (come se per un politico fosse tanto difficile stare alla larga dagli interessi mafiosi). Il Foglio di Giuliano Ferrara fornisce munizioni ai resistenti contro “le procure politicizzate”, i “giustizialisti” e i “manettari” che vorrebbero “incriminare chiunque” in base ai soliti “sospetti”, “sentito dire”, “odori di fritto”, “teoremi”. Farà piacere agli elettori del Pd ricordare chi sono i partner del loro partito nel governo e nelle riforme e vedere Renzi che, per far passare il voto di scambio, pratica il voto di scambio. Quanto a noi, salutiamo commossi il ritorno di vecchi slogan che parevano sepolti per sempre (almeno nella mente degli smemorati): come scrive il Foglio, punire il voto di scambio è “un’interferenza nella vita dei partiti e delle istituzioni”. Ma non solo il voto di scambio: può capitare che un politico voglia sparare a un avversario, o arrotondare i magri finanziamenti pubblici spacciando droga, chiedendo il pizzo, gestendo bordelli di ucraine. Chi siamo noi per impedirglielo, interferendo nella vita dei partiti e delle istituzioni? Bloccare il nuovo 416 ter non basta: bisogna proprio abrogare il Codice penale. Speriamo che Obama legga i giornali.

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