Falsi interpreti

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“Napolitano ha un bel ricordare che la sua rielezione gli fu accoratamente richiesta da schieramenti politici opposti. A noi resta il dubbio che dal Quirinale lui stesso non tifasse per personalità ben schierate in una logica bipolare, come Romano Prodi. Fatto sta che la sua rielezione, sia stata a lui imposta contro la sua volontà o invece preparata da una sapiente manovra politica, rappresenta un’anomalia imbarazzante. Non è tanto quel che ha detto ma il contesto in cui lo ha detto. Difficile per lui fare i conti con l’infrangersi di una ipotesi di solidarietà nazionale (con Berlusconi dentro) oggi priva di una componente essenziale qual è la destra. Così l’ipotesi con cui s’è ricandidato, ovvero un’equidistanza fra i partiti, e un governo di larghe intese allargato alla destra berlusconiana, è naufragato. Per quanto pugnace sia apparso l’uomo del Quirinale, vederlo lì a concionare per l’ottavo anno di fila è parso oggettivamente eccessivo”. (Gad Lerner)

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Tempo di scosse e di riscosse

Due americani su tre considerano il 2013 uno degli anni peggiori della loro vita. So cosa state pensando: ma il terzo americano dove ha vissuto? In Italia i fan del 2013 si contano sulle dita della mano di capitan Uncino. Tutti si sentono più poveri, anche gli evasori.

Più poveri e più scoraggiati. L’indignazione, a suo modo ancora una forma di speranza, ha ceduto il posto alla rabbia. Il disprezzo per i politici si è allargato all’intero establishment: banchieri, tecnocrati, giornalisti, persino scienziati. Chiunque occupi uno strapuntino riconosciuto di potere e si agiti nel rumore dei talk show.

Ripercorrendolo a mente fredda, l’anno morente è stato prodigo di cambiamenti che un tempo si sarebbero definiti epocali. Sul Vaticano degli scandali regna un Papa già circonfuso in vita di un alone di santità. Il Caimano si è chiuso in casa a giocare con un barboncino. Il presidente del Consiglio ha meno di cinquant’anni, se non altro all’anagrafe. Il nuovo segretario del centrosinistra, comunque lo si giudichi, non offre alle telecamere uno sguardo da cane bastonato, ma sprizza energia da tutti i nei. Persino il Parlamento, origine e sfogatoio di ogni male, ha espulso branchi consistenti di dinosauri per accogliere la pattuglia di donne e di giovani più vasta della storia repubblicana.

Eppure, se si esclude papa Francesco, nessuna di queste novità è stata percepita come un vero strappo. I giochi della politica continuano a non intercettare la vita reale e per quanto il dottor Letta si sforzi di sottolineare l’efficacia delle sue cure, il malato italiano non avverte miglioramenti nel proprio stato di salute. Si respira un desiderio inebriante, a tratti pericoloso, di leadership forti e semplificatrici. Come se i problemi di una città, di una nazione, di un continente fossero risolvibili da un deus ex machina che con un tratto di penna disarma la burocrazia, abbatte le tasse, ridimensiona lo Stato senza mettere per strada gli statali, aumenta le paghe, rilancia i consumi e nei ritagli di tempo inventa nuovi lavori al posto di quelli che la tecnologia e la concorrenza internazionale hanno ridimensionato o dissolto per sempre.

L’altro cascame psicologico della crisi è il curioso impasto tra diffidenza e illusione. Cinismo e dabbenaggine spesso convivono nella stessa persona, pronta a mettere in dubbio la competenza di uno scienziato come a buttarsi tra le braccia del primo millantatore. Le soluzioni facili godono di un’ingannevole popolarità. Dalla moneta all’immigrazione, si pensa che tornare indietro sia il modo migliore per andare avanti. Il Duemila è iniziato da tredici anni, ma il dibattito pubblico, spesso anche quello privato, rimane inchiodato al Novecento: il comunismo, la lira, il bel tempo andato. Peccato che mentre lo si viveva non fosse poi così bello. Ho sentito miei coetanei decantare gli anni Settanta come un’epoca più sicura e tranquilla dell’attuale. Gli anni Settanta: quando si sparava per la strada e si rapivano i bambini. Ogni generazione rimpiange la sua infanzia, però se la nostalgia si trasforma in torcicollo emotivo produce depressione, paralisi e paragoni sterili, spesso storpiati dalla memoria.

Il 2014 pubblico sarà l’anno dei Mondiali brasiliani giocati quasi da fermi per il troppo caldo, delle elezioni europee dominate sui media dai movimenti anti-europei, della resa dei conti fra Renzi e Letta, che di Craxi e Andreotti hanno ereditato il carattere, per fortuna non l’etica, ma si spera il talento politico: magari con un po’ di concretezza in più.

Il 2014 privato potrebbe invece essere finalmente l’anno del fervore. La forza irresistibile che infonde passione e concentrazione in ciò che si fa, senza perdere più tempo a lamentarsi, invidiare, rinfacciare. Come dice quella frase da film? Andrà tutto bene, alla fine. E se non andasse bene, vorrà dire che non è ancora la fine. Buon anno di scosse e di riscosse. (Massimo Gramellini)

Caterina è viva

Massimo Gramellini

Per avere affermato di essere ancora viva grazie alla ricerca scientifica, che include purtroppo la sperimentazione sugli animali, una ragazza padovana affetta da malattie rarissime è stata lapidata virtualmente in Rete dagli integralisti. Giovanna: «Puoi morire pure domani, per te non sacrificherei il mio pesce rosso». Valentina: «Se crepavi da bambina non fregava niente a nessuno». Perry: «Magari tu fossi già morta: un essere vivente (forse voleva dire “umano”, ndr) di meno e più animali su questo pianeta».

La lapidata, che si chiama Caterina e per ironia della storia studia veterinaria, ha risposto ai messaggi di morte con un video pacato e commovente – commovente perché pacato – in cui parla da dietro una maschera, seduta accanto alle medicine che le consentono di sopravvivere. Caterina spiega come il suo animalismo convinto (è contraria a caccia, macelli e pellicce) si fermi davanti alla sperimentazione, finché non esisteranno alternative altrettanto efficaci.
Non entro nel merito di una querelle che sembra fatta apposta per animare una di quelle discussioni tra sordi in cui eccelle il nostro dibattito pubblico, dove ciascuno agita in faccia alla controparte le sue certezze senza mai lasciarsi sfiorare dal dubbio, dall’ascolto, dall’autoironia. Ma non accetto che per difendere gli animali si debba diventare disumani. L’amore che si nutre d’odio avvilisce sempre le proprie ragioni. I sentimenti, come l’architettura, sono una questione di prospettiva. Se Giovanna, Valentina e Perry guardassero per un attimo la vita con gli occhi di Caterina, le chiederebbero scusa.

Liberi tutti

Marco Travaglio

Provate a indovinare: qual è per il governo la prima emergenza della giustizia dopo i troppi condannati che finiscono in carcere? Non ci arriverete mai, ci vuole un aiutino: la prima emergenza della giustizia in Italia dopo i troppi condannati che finiscono in carcere sono i troppi arrestati che finiscono in carcere. Quindi, dopo il decreto svuota-carceri, ci vuole una bella legge anti-arresti. Vi sta provvedendo la ministra Cancellieri, coadiuvata da un’apposita commissione presieduta da Giovanni Canzio, il presidente della Corte d’appello di Milano che nel febbraio 2012 impiegò un mese per respingere la ricusazione dei giudici del processo Mills, regalando così a B. la sua ottava prescrizione. Insomma l’uomo giusto al posto giusto per una giustizia più rapida ed efficiente. Il disegno di legge infatti è comicamente dedicato alla “velocizzazione del processo penale” e prevede alcune novità strepitose. La prima è l’obbligo per il giudice di interrogare l’indagato prima di arrestarlo: oggi infatti capita che alcuni candidati all’arresto, non sapendo di essere nel mirino dei magistrati, si facciano trovare in casa al momento del blitz e dunque finiscano sventuratamente in manette. Il governo ritiene che ciò non sia sportivo: l’arrestando dovrà essere preavvertito col dovuto anticipo della prava intenzione dei giudici, convocato per l’interrogatorio e ivi informato dettagliatamente dei sospetti che gravano sul suo capo: così, ove ritenesse ingiusto il proprio arresto, avrà modo di dileguarsi per tempo. La seconda ideona è quella di affidare la decisione sulle richieste di cattura dei pm a un collegio di tre giudici. Oggi se ne occupa uno solo, il gip, anche perché poi l’arrestato può ricorrere al Tribunale del Riesame (tre giudici) e, se gli va buca, alla Cassazione (5 giudici). Ma, per il governo, un pm e 9 giudici non bastano ancora. Dunque ciò che oggi fa uno solo domani lo faranno in tre, così si spera che litighino fra loro e lascino perdere. L’effetto accelerante di una simile norma non può sfuggire. Naturalmente nei tribunali più piccoli sarà difficile trovare tre giudici liberi, o non incompatibili per essersi già occupati di vicende affini: così molte catture non si faranno più o andranno alle calende greche. Il ddl governativo parla di sopprimere i tribunali del Riesame, che però oggi intervengono in seconda battuta ed esaminano un numero molto inferiore di casi (e quando il sospettato è già stato assicurato alla giustizia). In ogni caso si fa presto ad aggiungere un ente, mentre è molto complicato sopprimerne uno (vedi l’accrocco fra regioni e province). Terza novità: niente più limiti al colloquio nei primi cinque giorni fra l’arrestato e il difensore (salvo per mafia e terrorismo). È una norma di elementare buonsenso per evitare che l’arrestato, prima dell’interrogatorio, venga istruito a tacere o a mentire secondo un copione prestabilito. Ora invece sarà un gioco da ragazzi per l’avvocato “formattare” l’arrestato per dettargli le cose da dire e quelle da non dire, i complici da inguaiare e i mandanti da salvare, specie nei processi di corruzione e criminalità finanziaria, dove spesso il difensore rappresenta non solo il singolo, ma l’intera organizzazione criminale. L’ultima genialata è l’idea di escludere dal giudizio abbreviato le parti civili, che per il risarcimento dei danni dovranno avviare una separata causa civile, costosissima e lunghissima. Così le vittime di delitti gravissimi (l’abbreviato è previsto persino per l’omicidio) saranno escluse da molti processi: un capolavoro.
Ma non basta ancora, perché il ddl governativo verrà integrato con la legge anti-manette Ferranti & C. appena varata in commissione Giustizia. Questa fra l’altro – come spiega Valeria Pacelli a pagina 8 – rende praticamente impossibile arrestare gli incensurati. Che non sono soltanto i delinquenti alla prima impresa, ma anche quelli rimasti impuniti e beccati per la prima volta. A questo punto manca soltanto un codicillo: l’arresto obbligatorio, per manifesta pericolosità sociale, del pm che chiede un arresto. In galera.

Ops!

Marco Travaglio

Citarsi non è mai un granché. Ma, siccome mi è capitato spesso di dovermi discolpare per aver usato una metafora funeraria il 22 aprile, giorno dei grandi festeggiamenti per la rielezione di Napolitano, la ripeto qui tale e quale: “Il cadavere putrefatto e maleodorante di un sistema marcio e schiacciato dal peso di cricche e mafie, tangenti e ricatti, si barrica nel sarcofago inchiodando il coperchio dall’interno per non far uscire la puzza e i vermi. Tenta la mission impossible di ricomporre la decomposizione. E sceglie un becchino a sua immagine e somiglianza”. Non occorreva particolare acume per anticipare quel che sarebbe accaduto. Eppure non fummo in molti (eufemismo) a prevederlo. Anzi, di lì a qualche giorno, un coro di Osanna, Exultet e Te Deum salutò con nuvole d’incenso e fiumi di saliva l’avvento del governo Letta, versione sfigata e bimbominkia del governo Monti. Otto mesi dopo, ecco il risultato. Un governo che non ha combinato una beneamata mazza, se non cambiare nome all’Imu, perché appena si muove cade. E chiama “stabilità” l’immobilità del cadavere. Siccome però le salme manifestano un filino di rigor mortis, ecco i soldi di fine stagione per rimpinzare le lobby che tengono in vita artificialmente il caro estinto: biscazzieri, palazzinari, banchieri, costruttori di grandi opere inutili e di cacciabombardieri che cappottano negli hangar, e naturalmente giornali (ingrassati con 170 milioni per seguitare a mandarli in edicola all’insaputa dei lettori). Se la cosa si è venuta a sapere, diversamente da quando il Milleproroghe&marchette serviva a tacitare i dissenzienti, è perché stavolta si aggira per le Camere un Ufo, oggetto non ancora identificato e addomesticato: l’opposizione. Erano anni che non se ne vedeva l’ombra, o se c’era era così minoritaria da sfuggire ai radar. Dopo mesi di apprendistato, i 5Stelle hanno imparato il mestiere. Anziché restare in aula per garantire il numero legale come fa Sel, l’opposizione di Sua Maestà, escono al momento giusto. Presenziano. Spulciano. Scovano porcate.
Vivamente sconsigliato avvicinarli con strizzatine d’occhio per offrire qualcosa in cambio del silenzio: si rischia di essere filmati e sputtanati in Rete. Il classico granello di sabbia che inceppa l’ingranaggio. Sono 160 fra Camera e Senato, eppure riescono a restringere le “larghe intese” fino a minacciare di mandar sotto il governo (quello che, alla dipartita di B., Napo & Letta definirono “più forte e coeso”). Appena i marchettari vengono beccati col sorcio in bocca, fanno la faccina contrita e prorompono in un “ops, scusate, ci siamo sbagliati, ora rimediamo subito”. Inventano scuse e simulano sviste per nascondere le cambiali da pagare ai potentati che tengono in piedi un premier che vanta una popolarità del 29% e conserva la maggioranza solo grazie al premio incostituzionale del Porcellum e ai voti di noti frequentatori di se stessi – gli Alfanidi – che senza B. non avrebbero un voto nemmeno nelle rispettive famiglie. L’ultima balla, avallata dal monitino sfuso di Sua Maestà, è che il decreto Salva-Roma, il solito salame con dentro di tutto, sarebbe colpa di Boldrini e Grasso che non han “vigilato” sugli emendamenti. Le pazze risate: se Letta non c’entra, perché ha chiesto la fiducia sul decreto-salame? Ora però la stampa governativa (praticamente tutta) annuncia un mirabolante “Patto del 2014” e il direttore del Corriere chiede un “contratto di governo” come “ultima occasione per non fallire” e non favorire “Grillo e i populismi di ogni risma”. Il titolo fa il paio con quello del Corriere del 3 dicembre: “Napolitano chiede un programma”. Ecco cosa mancava al governo: un programma! A pensarci prima, sai quante cose si potevano fare. Purtroppo ad aprile se l’erano scordato. E vabbè, càpita, con tutto quel che hanno da fare, è andata così. Forse eravamo troppo generosi, parlando del becchino. Al momento si vede solo il cadavere: chi gli darà degna sepoltura deve ancora nascere, o va all’asilo.

Quarantenni in quarantena

Ragazzi, non siete tutti elettrizzati? Dite la verità: quando avete sentito il Premier Nipote annunciare nella conferenza stampa di Natale (mica ve la sarete persa, eh?) che “il 2013 è stato l’anno della svolta generazionale e il 2014 sarà l’anno delle riforme”, non avete subito avvertito nella schiena un brivido di sollievo e nelle viscere una sferzata di entusiasmo che vi ha spalancato il cuore all’ottimismo? Diciamo la verità: quello che purtroppo ci lasciamo alle spalle è stato un anno fantastico, ma il rimpianto per la sua fine imminente è ampiamente compensato dalla certezza granitica che quello nuovo sarà ancora meglio. A febbraio, è vero, avevamo temuto il peggio: l’ondata data di bieco populismo uscita dalle urne ci aveva allarmati. Tutti quei voti ai brubru antipolitici dei 5Stelle, così come la scriteriata tentazione giovanilistica di molti elettori progressisti che avevano premiato tanti candidati imberbi e inesperti, minacciava di disperdere il grande patrimonio di esperienza e saggezza accumulato in tanti anni di buongoverno, merito dell’ultimo governo B. e soprattutto dei sobri tecnici di Monti che hanno salvato l’Italia dal baratro. Ce la siamo vista brutta fino ad aprile, quando abbiamo rischiato seriamente di ritrovarci al Quirinale un Prodi o peggio ancora un Rodotà, due conservatori morbosamente attaccati a un ferrovecchio come la Costituzione, impermeabili al fascino irresistibile del berlusconismo, della pacificazione e delle larghe intese. Fortuna che è stata soltanto una fiammata passeggera: il 25 aprile ci ha liberati anche di quelle terribili minacce ed è scattata la svolta generazionale: la rielezione di quel pischello di Giorgio ci ha posti all’avanguardia del rinnovamento nel mondo, alla pari dello Zimbabwe con Mugabe. Il resto è venuto da sé: il nipote di Gianni Letta (unico caso di nipote più anziano dello zio) a Palazzo Chigi, il maggiordomo di B. vicepremier e ministro dell’Interno, il numero due di Bankitalia all’Economia, la colf dei Ligresti alla Giustizia, quel frugoletto di Amato alla Consulta, Boldrini&Grasso presidenti delle Camere pronti a zittire chiunque osi nominare Napo invano.
E il mondo intero a bocca aperta, senza fiato, attonito e ammirato con una punta d’invidia: ma che succede in Italia? Ma dove la prendono, gli italiani, tutta ‘sta forza di cambiamento? Il 1° agosto i soliti giudici che non si fanno mai i cazzi loro han rischiato di far saltare tutto con quell’assurda condanna di B.: solo dei malati di mente potevano sospettare una così brava persona di frodare il fisco. Ma, quando il pregiudicato ha mollato la maggioranza collusa con la giustizia, eran già pronti gli Alfano, i Cicchitto, i Quagliariello, i Giovanardi, i Lupi e gli Schifani a salvarci un’altra volta. E i risultati si sono subito visti. L’Imu non la pagheremo più perché ora si chiama Tasi e ci costa di più, ma sono soddisfazioni comunque. Riina ordina di ammazzare il pm Di Matteo, un altro deviato che s’è messo in testa che lo Stato abbia trattato con la mafia, ma Napolitano e Letta gli danno una grande lezione di omertà. I concessionari di slot dovevano 98 miliardi al fisco, ma il governo gli farà pagare 400 milioni, così imparano a evadere. In compenso hanno un sacco di fondi neri per finanziare la politica, soprattutto dal 2017, quando scatterà l’immediata abolizione dei fondi pubblici ai partiti, che allo Stato costeranno lo stesso di quando c’erano. Affinché tutti questi cambiamenti in contemporanea non diano il capogiro agli italiani, resta il decreto Millemarchette per gli editori tv (uno a caso), i banchieri, i palazzinari che affittano al Parlamento a prezzi da capogiro, la Lockheed che costruisce F-35 scassati, le coop rosse impegnate nell’imperdibile Tav Torino-Lione (mai più senza). Intanto Renzi, appena arrivato, fa subito capire che cambia tutto, infatti attacca l’articolo 18: anche questa è svolta generazionale perché B., Monti, Fornero & C. quando aggredivano l’articolo 18 non avevano mica 38 anni. Dimenticavo: l’anno prossimo arrivano la fase-2, le grandi riforme e la ripresa. Ma ce le meritiamo queste leccornie tutte insieme? Ah saperlo. (Marco Travaglio)