Segnalare con cura

Se il mio vicino di casa organizza una festa con quaranta ospiti che innaffiano l’ascensore di starnuti, pronto a nasconderli dentro gli armadi dove in era pre-virus infilava le amanti, devo sentirmi un verme se segnalo il fatto alla polizia? O se non lo segnalo? Ecco uno di quei dilemmi che una politica decente non dovrebbe neanche mettermi nelle condizioni di pormi. La delazione, o segnalazione, come pudicamente la si definisce nella neolingua dei buoni, è una robaccia che sa di Germania Est. Titilla quell’ombra che è presente in ogni essere umano, compresi i migliori: l’invidia, il rancore, il sottile piacere di nuocere agli altri con l’alibi di farlo per il bene di tutti. O anche, più innocentemente, la tendenza a dilatare in buona fede i segnali d’allarme in base ai propri pregiudizi.

Ci si chiede continuamente di supplire a mestieri che un tempo erano affidati agli esperti, dalle operazioni bancarie all’assemblaggio di un mobile. Lo spionaggio lo lascerei ancora ai professionisti. Quantomeno, mi cautelerei dall’eccesso di zelo dei delatori, comminando pene adeguate non solo a chi alimenta il contagio, ma anche a chi alimenta il malanimo, «segnalando» assembramenti sospetti in modo esagerato o distorto, per il solo gusto di farlo.

P.s. Però la mamma di Ladispoli positiva al tampone che organizza ben due feste di compleanno per il pupo, quella forse l’avrei «segnalata» pure io. Perché i figli non so’ piezz’ ’e Covid.

MASSIMO GRAMELLINI

A urna cieca

Un paese di seicento anime ha eletto sindaco un tizio che nessuna di loro ha mai visto né conosciuto. Potrebbe essere l’incipit di un film di Checco Zalone: sfruttando una legge del 1981 che consente ad alcune categorie di dipendenti pubblici di usufruire di permessi retribuiti in caso di partecipazione a campagne elettorali, un gruppo di siciliani e pugliesi (ma il malcostume è ubiquo e terracqueo) si candida nel minuscolo comune di Carbone, in provincia di Potenza, con la lista Onesti e Liberi: non sia mai che qualcuno si presenti per Disonesti e Schiavi. Gli Onesti sono talmente liberi che non si fanno neanche vedere per un comizio o un cappuccino al bar.

Imitati in questo dalla lista rivale, l’Altra Italia, che invece è sempre la stessa, quella dei furbetti del permessino. Entrambe le fazioni confidano nel fatto che alle elezioni si presenterà una lista civica vera, composta da gente che vive a Carbone, ma disgrazia vuole che non venga ammessa alle urne per un disguido burocratico. Così il fantasmatico Vincenzo Scavello di Onesti e Liberi diventa sindaco con 78 voti, rimanendone sorpreso e quasi terrorizzato, al punto da presentare immediatamente le dimissioni.

Sono tante le cose incredibili, in questo pasticcio, ma la più incredibile restano quei 78 che hanno votato uno sconosciuto. Forse volevano andare oltre Grillo, che propone di sorteggiare i politici. Dopo una storia del genere, verrebbe voglia di sorteggiare anche gli elettori.

Massimo Gramellini