La foto ridens

Quando uno con la comunicazione è bravo, c’è poco da fare. Nella bolla patologica dei social, dove marcia la psicopolitica attuale, è comparsa giorni fa una foto, rilanciata dagli account dei più prestigiosi “deputati e senatori di Italia Viva”. Italia Viva, ricorderete, è il partito che ha fatto di tutto per far cadere il governo nel momento più delicato della pandemia e della crisi economica solo per obbedire all’ego del capo. La foto ritrae questi soggetti, per lo più esimi sconosciuti, in un selfie -assembramento tipo attori nella notte degli Oscar. Tutti sorridono, in un presumibile dopocena al ristorante, alcuni tanto contenti da spanciarsi dalle risate. Defilato vicino alla vetrina dei gelati, lui, il distruttore, abbraccia due donne ignote (significative solo in quanto voti in Parlamento) e se la ride della grossa, con l’espressione di chi ne ha appena detta una delle sue. La didascalia dice: “I deputati e senatori di Iv osservano con preoccupazione lo stallo istituzionale di questi giorni, la difficile situazione sanitaria e i drammatici dati economici del nostro Paese”. Scusate, ma non ci riesce di fare ironia. Nella poco probabile ipotesi che nessuno, nella filiera dei tweet e dei retwitt, si sia accorto della stridente discordanza tra immagini e parole, cos’è la foto se non uno sfregio ai morti, ai malati, a chi chiude l’attività? (La foto senza mascherine è stata scattata prima della chiusura dei locali, s’immagina). Le ministre e il sottosegretario fatti dimettere vengono poi ringraziati “per la straordinaria dimostrazione di coraggio, libertà e spirito di squadra che hanno dato…combattendo per le idee e gli ideali non solo di Italia Viva”. E di chi altro? Posto che i detestabili sono già detestati da tutta la nazione, cosa pensa la pur esigua base del 2% di potenziali elettori di Iv di questo gesto miserrimo, rancoroso, e in definitiva infame? Daniela Ranieri

Vomito, ergo sum

A chi non si capacita che questo centrodestra, con tutto quel che ha fatto e ha detto, sia in cima a tutti i sondaggi, segnaliamo gli ultimi capolavori della cosiddetta informazione. La giunta Fontana&Moratti invia all’Iss dati sballati sui contagi in Lombardia, che finisce in zona rossa per una settimana, con danni stimati in 600milioni per le attività produttive. Roba da chiedere i danni e i ristori non al suo governo, ma agli incapaci del famoso “modello lombardo” targato Lega-FI-FdI. Titoli sui giornali di destra contro Fontana&Moratti? Zero. Repubblica parla affettuosamente di “pasticcio”, poi intervista la Moratti per un’intera pagina piena di balle. Titolo del Corriere: “La Lombardia torna arancione. Dati errati” (da chi?), “tensione esecutivo-Regione” (chi ha sbagliato? Boh). La Stampa è ancor più gentile: “Scontro fra Palazzo Chigi e Fontana”, “Fra Roma e Milano la guerra dei numeri” (giusti quelli di Roma, sbagliati quelli di Milano, ma fa niente). Insomma, pari e patta. Immaginate se l’errore l’avesse commesso la Raggi: edizioni straordinarie in formato 60 per 30. Come quando la Raggi fu indagata per abuso e falso: decine di prime pagine e titoloni cubitali. Ora il Fatto scopre che per abuso e falso è indagato Zingaretti. Ma non si deve sapere. Corriere: 7 righe a pag. 10. Repubblica: 9 righe a pag. 3. Messaggero: due colonnini in cronaca locale a pag. 40. Stampa: zero tituli. Del resto mica è un grillino. Alla fine del 2019 nasce Italia Viva, fondata dallo Scilipoti di Rignano sull’Arno, che la riempie di 48 Razzi: tutti eletti nel Pd, nel M5S, in FI, nell’Udc. Trasformismo? No, si chiama riformismo. Ora che qualcuno è tentato di tornare nel Pd per rispetto a chi l’ha votato, è un voltagabbana (la camerata Polverini era riformista quando l’Innominabile la voleva in Iv: ora che vota il governo è di nuovo fascista e naturalmente trasformista). Stesso scippo, ma in miniatura, da Calenda: iscritto al Pd dopo Confindustria, Montezemolo e Monti, si fa eleggere eurodeputato a 16-19 mila euro al mese, poi esce per fondare Azione con un deputato e un senatore, entrambi voltagabbana: l’ex FI Costa e l’ex Pd Richetti. Ma neppure questo è trasformismo: è riformismo. In questi tre anni di legislatura il M5S ha perso 16 senatori e 47 deputati, fra espulsi per regole violate e fuoriusciti per dissensi vari: tutti avevano sottoscritto l’impegno a non cambiare mai gruppo e, nel caso, a versare una multa di 100 mila euro e a dimettersi da parlamentari, ma nessuno l’ha fatto; alcuni si sono fermati nel Misto, altri han traslocato in Lega, FdI, Pd, Iv, persino FI; e ovviamente si tengono tutti lo stipendio pieno, senza più obblighi di “restituzioni”. Nessuno di loro viene bollato come voltagabbana, anzi il titolo fisso dei giornaloni è contro chi resta (“i 5 Stelle perdono i pezzi”, “esodo biblico”, “fuga di massa”, “finiti”, “morti”): ora i trasformisti sono i Ciampolillo che votano con chi li ha portati in Parlamento. Da quando esistono i 5Stelle, i giornaloni ripetono che, per rimediare alle loro vittorie elettorali, il Pd deve allearsi con FI, cioè con B. Che, da pregiudicato pluriprescritto plurindagato plurimputato in conflitto d’interessi, diventa moderato, liberale, europeista, antipopulista e riformista (massì, abbondiamo). Infatti il Pd si allea con lui nei governi Monti e Letta e con pezzi di FI (tra i peggiori: Alfano e Verdini) nei governi R. e Gentiloni. Trasformismo? Macché, riformismo. Intanto una condanna prescritta in Cassazione dichiara B. corruttore di senatori: 10-20 righe, non di più, su tutti i giornali. Ora da FI si staccano la Polverini e l’ex badante Mariarosaria Rossi per votare la fiducia al governo, senza un euro in cambio. Apriti cielo: titoloni scandalizzati su tutti i media. In tre anni di legislatura, 136 parlamentari hanno cambiato casacca per un totale di 150 casi (alcuni hanno voltato più gabbane), trovando ospitalità in tutti i partiti tranne i 5Stelle (che rifiutano l’adesione agli ex di altri partiti): avete mai letto qualche articolo indignato contro i partiti (tutti tranne uno) che premiano i trasformisti, anziché sbarrare loro le porte? Il trasformismo è un’ottima accusa da lanciare selettivamente contro il nemico di turno: cioè contro Conte, che difende il governo in piena pandemia dallo scilipotismo renziano appellandosi (per ora invano) ai 100 ex 5Stelle ed ex Pd perché rispettino la volontà dei loro elettori. Se anche in dieci ricordassero chi e perché li ha mandati al Senato, non sarebbero trasformisti, farebbero un raro atto di coerenza. E non servirebbe neppure un voltagabbana ex FI o ex Udc. Mercoledì Alfonso Bonafede, uno dei migliori ministri della Giustizia mai visti, spiegherà perché ha chiesto e ottenuto 2,75 miliardi anzichè gli iniziali 750 milioni di Recovery Plan per la giustizia: 16mila nuove assunzioni, processi più rapidi, digitalizzazione degli uffici, nuove carceri, ampliamento e ammodernamento di quelle esistenti in perfetta linea con le richieste dell’Ue. Dovrebbero votare tutti a favore, maggioranza e opposizione. Invece tutto il centrodestra, incluse Iv e Azione, voteranno contro per fargli pagare il blocco della prescrizione, peraltro promesso a suo tempo anche dal Pd e dall’Innominabile. Chi è stato eletto nel Pd sa benissimo che i suoi elettori voterebbero sì. Ma se qualcuno di Iv si azzarderà a essere coerente, passerà per voltagabbana. Vomitate, gente, vomitate. Marco Travaglio

Chi è senza peccato

Prima ovvietà: nessuno fa niente per niente. Quindi, “responsabili”, “disponibili” o “costruttori” che siano, i paramentari che passano dall’opposizione alla maggioranza (o viceversa, ma è più raro) restano dei voltagabbana che vogliono salvare la poltrona, se non conquistarne altre. A meno che non siano stati eletti in un partito di maggioranza e l’abbiano mollato strada facendo, come i 48 di Iv e molti ex M5S (nel qual caso sarebbe un atto di coerenza). Poi ci sono quelli che si fanno pagare, tipo De Gregorio o quell’anonimo senatore di centrosinistra che B. disse disposto a passare a destra se l’amico Saccà avesse scritturato una sua protetta a Raifiction. Seconda ovvietà: i giallorosa cercano una dozzina di senatori per rimpiazzare i renziani; intanto le quattro destre (Salvini, Meloni, B. e l’Innominabile) tentano di trattenere tutti i propri e di acquisire qualche giallorosa. Terza ovvietà: salvo pochi big, nessuno vuole le elezioni anticipate perché nessuno è certo di essere rieletto. Per fortuna i parlamentari sono stati tagliati da 945 a 600, altrimenti ora i posti da chiedere o da offrire sarebbero 345 in più. Conte non ha né i soldi né le tv di B. E nemmeno posti da garantire, a parte i tre strapuntini liberati da Iv. Tutti dicono che farà un partito per far rieleggere chi passa con lui. Ma è una balla. Oltre alla prosecuzione della legislatura, offre un progetto politico: nell’immediato, una buona (si spera) gestione del Recovery, della lotta al Covid e delle vaccinazioni; in prospettiva, un centrosnistra formato, oltreché da M5S, Pd e LeU, da una forza di centro il cui embrione sono i “costruttori”, per intercettare i voti in fuga da Iv e FI, anziché regalarli a Lega e F- dI. Altri, vedi gli sms del leghista Borghi ad alcuni 5 Stelle, promette posti e poi tuonano contro inesistenti “mercati delle vacche” altrui. Del resto, senza voltagabbana, in questa legislatura figlia di una legge elettorale proporzionale, non sarebbe nato alcun governo e saremmo tornati a votare all’infinito. Solo il M5S aveva promesso che avrebbe governato con chi ci stava (esclusa FI). Invece Lega e Pd avevano giurato “mai col M5S” e poi ci hanno governato entrambi. Oggi le alternative sono soltanto quattro: 1) governo Conte 2 Bis con alcuni “costruttori” (ex M5S ed ex Iv, dunque non-voltagabbana, e voltagabbana centristi); 2) governo di Tizio o Caio con M5S, Pd, LeU e Iv, di nuovo ricattato dallo Scilipoti di Rignano; 3) governo tecnico o istituzionale o di larghe intese con tutti voltagabbana (pezzi di tutti i partiti); 4) elezioni in piena pandemia e poi B., Salvini e Meloni a gestire Recovery, Covid e Quirinale. Quindi, ultima ovvietà: il Conte 2 bis con i costruttori e senza Iv è la soluzione peggiore, escluse tutte le altre. Marco Travaglio

Finalmente te ne vai

Il vero spettacolo non è l’Innominabile che parla tre ore senza dire nulla, se non che apre la crisi perchè gli sta sulle palle Conte. È che c’è ancora qualcuno che gli crede e lo prende sul serio. Mente da 10 anni ogni volta che respira. Ha tradito tutti quelli che han fatto patti con lui. Tuonava contro “i partitini” che volevano la “dittatura della minoranza” e ne ha fondato uno per imporre la dittatura della sua minoranza. Ha rottamato qualunque cosa abbia toccato, dal suo partito al suo governo al Paese, e ci ha provato pure con la Costituzione, con una furia distruttrice che nemmeno Attila flagello di dio (quello di Abatantuono). Ha coperto di ridicolo le mejo firme del giornalismo italiano, che sdraiate ai suoi piedi salutavano in lui il sole dell’avvenire salvo scoprire che era il sòla. Ha mollato il Pd per “svuotarlo come ha fatto Macron con i socialisti francesi” e l’unica cosa che ha svuotato è il suo residuo elettorato. Allora ha preso a rottamare il governo Conte-2 che lui stesso aveva voluto 17 mesi fa, nel bel mezzo della pandemia e della strage da Covid, della redazione del Recovery Plane della campagna vaccinale. È andato in pellegrinaggio da Verdini a Rebibbia. Ha parlato con Salvini di altri governi (“Hai visto? Ho fatto il culo a Conte!”). Ha sputtanato il piano Ue, scritto non da Conte, ma dai pidini Gualtieri e Amendola dopo 19 riunioni con i rappresentanti di tutti i ministeri (inclusi i suoi, che evidentemente dormivano). Ha inventato scuse e alibi ridicoli per dire sempre no e prendere in giro gli alleati: dal Mes al ponte sullo Stretto, dai servizi segreti alla cyber sicurezza, da Trump alla task force del Recovery, dalla prescrizione alla liberazione dei pescatori in Libia, per non parlare della Boschi che chiedeva notizie dei “porti del Sud” oltre a quelli “di Trento e Trieste” (testuale). Ha chiesto poltrone ministeriali mentre accusava gli altri di pensare alle poltrone. Eppure c’è ancora qualcuno che gli crede e lo prende sul serio. I giornaloni raccontano di un’inesistente “lite” o “rissa” o “sceneggiata” fra lui e Conte, che non ha mai detto una parola contro di lui, ingoiando insulti, calunnie e provocazioni. Topi di fogna da maratona tivù tornano o diventano renziani e persino salviniani, sparando su eventuali “responsabili”, “transfughi”, “ribaltoni”, come se l’unico partito formato al 100% da transfughi non fosse proprio Italia Viva e se il Pd non avesse fatto “ribaltoni” governando con B. sotto Monti e sotto Letta e poi con i “responsabili” e “transfughi” di Ncd (Alfano&C.) e di Ala (Verdini) sotto l’Innominabile e Gentiloni. Ma il meglio lo dà mezzo Pd, che più prende ceffoni, calci e pugni, più gode e strilla “ancora! ancora!”. Una scena sadomaso che mette tristezza e clinicamente si spiega soltanto con la variante italiana della sindrome di Stoccolma: la sindrome di Rignano. Del resto, fino all’altroieri nel Pd erano quasi tutti renziani: credevano di essere guariti, invece restano posseduti e purtroppo sprovvisti di esorcisti. A meno che non sia vero ciò che il Pd ha sempre smentito: cioè che un mese fa mandò avanti l’Innominabile all’assalto di Conte per indebolire il premier e sistemare il loro rimpastino (fuori De Micheli e Lamorgese, dentro Orlando e Delrio), poi come sempre ne perse il controllo e si spaventò a morte. Infatti l’altroieri, quando Conte e i 5Stelle han fatto il gesto di minima dignità di dire “Se fai cadere il governo, con noi hai chiuso” e l’hanno messo all’angolo, il Pd è entrato nel terrore. Anzichè finirlo, gli ha lanciato astutamente l’ennesima ciambella di salvataggio. Ha ripreso a rincorrerlo, a tendergli la mano, a offrirgli qualunque pizzo e a garantirgli che per carità, “mai dire mai”, anzi averne di italovivi in un nuovo governo, come se niente fosse, non è successo nulla, abbiamo scherzato, amici come prima. Vuoi la Boschi ministra? Ma certo. Vuoi andare tu agli Esteri? Accomodati. Vuoi i servizi segreti? Ma prego. E ci mettiamo sopra anche una fettina di culo. Oh, sì, dài, facci del male, frustaci ancora che ci piace! Nessuno dei vedovi inconsolabili pidini ha spiegato con che faccia potrebbe mai sedersi a un tavolo con chi ha appena rovesciato il loro e suo governo e detto di loro le cose peggiori (l’ultima è: complici di un “vulnus democratico”, qualunque cosa voglia dire) per farne uno nuovo. E quale sadomasochista potrebbe mai accettare di presiederlo, con la certezza di essere molestato e brutalizzato quotidianamente com’è avvenuto a Conte prima con un Matteo e poi con l’altro. Ma magari lo troveranno, essendo la politica italiana un serbatoio inesauribile di uomini senza dignità. Infatti ieri, mentre l’Italia intera temeva che l’italomorente facesse l’ennesima retromarcia e poi tirava un sospiro di sollievo per essersi liberata di Italia Virus sulle note dell’ultimo successo di Renato Zero (“Finalmente te ne vai… come soffro!”), il Pd si listava a lutto e continuava a inseguire il suo persecutore. A cercare “spiragli di dialogo” nel suo delirio sciamanico. E a sognare un altro bel governo con lui (almeno fino allo stop di Zinga al Tg1). Per fortuna, ora è tutto molto chiaro: chiunque rifiuta a prescindere nuovi voti al Senato e si risiede al tavolo con lo sfasciacarrozze si condanna, come dicono a Bologna, a camminare per altri due anni “con un gatto attaccato ai maroni e qualcuno da dietro che gli tira la coda”. Chi si candida? Chi ci casca? Le iscrizioni sono aperte. Marco Travaglio

Grassi saturi

Marco Travaglio

Mentre il mondo libero e progressista esulta per il maccartismo alla rovescia di Facebook e Twitter che tappano la bocca al presidente americano qualunque cosa dica, anzi ancor prima che parli (tanto ha perso), i nostri giornaloni liberi e progressisti continuano a sparare fake news come se piovesse. L’ultima, ma solo in ordine di tempo, ce la regala Repubblica con un’intervista al senatore Ugo Grassi, prof di diritto privato a Napoli, eletto nel 2018 coi 5Stelle e passato il 12 dicembre 2019 alla Lega. Titolo: “‘Giuseppe mi convoca e chiede: vuoi qualche incarico?’. Palazzo Chigi: fatti del passato”. Ecco la prova che il premier recluta personalmente i responsabili in cambio di poltrone per scalzare i renziani. Roba da Procura della Repubblica. Anzi da manicomio criminale: solo un pazzo tenta di comprare un leghista senza pensare che quello correrà a sputtanarlo. Seguono alti lai dei renziani capitanati dallo statista siculo Faraone, che grida al “governo Scilipoti-Casalino” (lui che stava nel governo Renzi- Alfano-Verdini). Dunque, stando a Repubblica, Conte convoca Grassi “per convincerlo a tornare nei ranghi della maggioranza” giallo rosa. In mancanza di una registrazione, conta la data. L’intervistatore sente il portavoce di Conte, che in base al registro di Palazzo Chigi la situa al 31 ottobre 2019, due mesi dopo la nascita del Conte-2 e 41 giorni prima del trasloco di Grassi alla Lega. E nega che Conte gli abbia mai offerto incarichi (ma questo Rep non lo riporta). Grassi non si pronuncia: fu “qualche tempo fa, preferisco non scendere nel dettaglio”. E Rep pubblica lo stesso l’intervista, pur sapendo che non ha senso comunque. Se Conte, come dice, riceve Grassi prima che passi alla Lega, perché mai chiedergli di “tornare nei ranghi della maggioranza”, visto che già ci sta? Se lo vede dopo, come dice Grassi, perché mai rischiare la faccia convocando un neofita della Lega, ansioso di ben figurare agli occhi del suo nemico Salvini? Non basta. Conte, dice Grassi, gli dà un consiglio: “Se hai bisogno di interlocutori politici, guarda al Pd”. E lui lo trova “strano” perchè “avevo abbandonato il M5S” essendo “più in sintonia con la Lega”. E perché mai Conte chiama un neoleghista per dirgli di rivolgersi al Pd? E poi che fa: tarocca il registro di Palazzo Chigi per retrodatare lo storico incontro? Gran finale. Rep: “Che conclusioni ha tratto?”. Grassi: “Che il premier cercasse, allora come forse oggi, forze a supporto della sua maggioranza”. Maggioranza all’epoca ben salda, perché Iv non aveva ancora iniziato a rompere. Ma forse Conte, preveggente, si portava avanti col lavoro già un anno prima. Partendo dal senatore più affidabile

I veri “transfughi”

Marco Travaglio 

Il primo modo di dire del 2021 è “avere la faccia come la Boschi”. Sempreché la faccia ampiamente rielaborata che domina le 87 interviste rilasciate nell ’ultimo mese appartenga davvero alla deputata renziana che nel 2016 annunciò solennemente il ritiro dalla politica in caso di sconfitta al referendum. Ieri, nella speciale staffetta a mezzo stampa, la Boschi – o chi per essa– è toccata a Repubblica. E ha spiegato che “Conte sbaglia strada se spera di salvarsi con i transfughi”. Il che è possibile: non è affatto detto che si trovino abbastanza senatori per rimpiazzare la masnada renziana. Ma ciò che commuove è la definizione di “transfughi” e, soprattutto, il pulpito da cui proviene. Ma perché, la Boschi e tutti gli altri 47 parlamentari di Iv cosa sono, se non transfughi? Sono stati eletti nel Pd dagli elettori che non erano riusciti a mettere in fuga in quattro anni di rottamazione scientifica del partito. Nel 2018 comandavano ancora e respinsero la proposta di Di Maio di governare coi 5Stelle, spingendolo fra le braccia di Salvini e contribuendo a raddoppiare i consensi della Lega. Nell’agosto 2019, temendo le elezioni che li avrebbero spianati, proposero per primi il governo col M5S. E quando Zingaretti pose il veto su Conte premier, dissero sì a Conte premier. Poi, tre mesi dopo, se ne andarono in un nuovo partitucolo per “svuotare il Pd” a cui devono il seggio e per picconare il governo di cui fanno parte. E un anno fa, se non fosse arrivato il Covid, l’avrebbero rovesciato sulla riforma della prescrizione (che avevano promesso essi stessi nel 2015). Ora ci riprovano e, se qualcuno con la testa sul collo è pronto a sostenere Conte per evitare la follia di una crisi al buio o financo di elezioni anticipate nel bel mezzo della terza ondata Covid, del Recovery plan e delle vaccinazioni, gridano ai “transfughi” mentre vanno in processione a Rebibbia da Verdini, il noto “transfuga” forzista che con altri “transfughi” di Ala&Ncd tenne in piedi per quattro anni il governo R.. Eppure sono stati loro a imporre, con FI e Lega, il mostruoso Rosatellum di impianto proporzionale che impone le alleanze non prima delle elezioni, ma dopo, dunque diversamente dal maggioritario non contempla il concetto di “transfughi”. Ieri, su Twitter, Giovanni Valentini ha lanciato un appello agli elettori Pd: “Se avete votato per un parlamentare passato a Italia Viva, scrivetegli per dirgli o dirle che cosa ne pensate se vota la sfiducia a questo governo”. Gli indirizzi email dei 48 eletti di Iv sono sui siti di Camera e Senato. Chi ha dato il voto al Pd e se lo vede scippare da questi transfughi scriva due paroline a loro e in copia anche a noi. Saremo lieti di pubblicarle sul Fatto.

Cazzari a rotelle

Marco Travaglio 

A furia di sentirlo ripetere a reti ed edicole unificate, pensavamo che in Italia il vaccino non sarebbe arrivato per colpa di quei dementi di Conte, Speranza e Arcuri, che lo promettevano a fine 2020, mentre l’avremmo visto fra uno-due anni. Invece oggi siamo a 480mila dosi. Allora dicevano: sì, ma non avremo le siringhe per colpa di quei dementi di Speranza e Arcuri. “Il mondo fa scorta di siringhe. L’Italia rischia di restare senza aghi per il vaccino” (Stampa, 9.11). “Vaccino senza siringhe: ‘Ordini da tutta Europa, ma non dall’Italia’” (Luciano Capone, Foglio, 18.11). “Vaccino anti-Covid, Italia senza siringhe? Arcuri: ‘Non so dirglielo’. Gelo in conferenza stampa” (Libero, 19.11). Invece sono arrivate pure le siringhe. Allora si è detto: sono quelle sbagliate, costano troppo e sono introvabili. Colpa di quel demente di Arcuri che, invece di fare scorta nella farmacia sotto casa, s’è fissato chissà con quale tornaconto –con le “luer lock”. “Arcuri paga le siringhe a peso d’oro. Le luer lock costano 14 volte di più di quelle scelte dagli altri paesi Ue” (Mario Giordano, Verità, 10.12). “Le siringhe a rotelle e altri nonsense di Napoleone Arcuri” (Christian Rocca, Linkiesta, 11.12). “‘Niente tappi alle siringhe’: un nuovo flop di Arcuri? ” (Giornale, 16.12). “Vaccino: Arcuri fa il buco con le siringhe” (Nicola Porro, 19.12). E giù battutone sulle “siringhe a rotelle”. E giù puntatone di Diritto e rovescio (Del Debbio), Quarta Repubblica (Porro), Non è l’Arena (Giletti) sulle “siringhe d’oro”. E giù tweet di Calenda (“Arcuri va licenziato ”), Salvini (“Mancano milioni di siringhe… Visto lo ‘storico’ di Arcuri, evitiamo di dover nominare un nuovo commissario agli aghi e alle siringhe a marzo”) e interrogazioni di Lega e Fd’I. Ora si scopre che a raccomandare le “luer lock” è il bugiardino di Pfizer, infatti tutta l’Ue ha acquistato quelle (ma non erano introvabili?), che non costano né il doppio né 14 volte quelle normali, ma pochi cent in più. Londra invece, furba lei, ha preso le standard (“luer slip”). Ora l’Aifa ha autorizzato l’estrazione di 6 dosi anziché 5 da ogni fiala Pfizer, cioè ad avere un 20% di vaccini gratis ogni cinque già acquistati, ma solo se la siringa è la famigerata “luer lock” di quel demente di Arcuri (che evita sprechi di siero residuo e consente di recuperarli per la sesta dose). Cosa che potranno fare l’Italia e gli altri paesi Ue e non il Regno Unito (salvo che ricompri tutte le siringhe). Risultato: le fiale Pfizer acquistate dall’Italia per 26,5 milioni di italiani vaccinati in sei mesi con 5 dosi ciascuna serviranno a vaccinarne 31,8 (5,3 in più). Con un risparmio di 63 milioni di euro che, detratti gli 1,7 milioni di costi in più per le “luer lock”, fanno 61,3 milioni pubblici guadagnati. Si attendono le scuse dei cazzari a rotelle.